Basta chiamarli figli di…Magari lo fossimo anche noi!! Quando i sentimenti diventano affare di famiglia per Ginevra Elkann

1 year ago 34

Autobiografico, ma non troppo. Sincero, costi contenuti e alti sentimenti, senza filtri, Ginevra Elkann si racconta dietro la macchina da presa e racconta la sua infanzia. Firma la sua prima regia con Magari (titolo in inglese If Only) una coproduzione italo/francese. Una commedia sentimentale sulla famiglia che si trasforma e che si allarga sotto gli occhi dell’innocenza.

Laureata presso la London Film School, ha lavorato come assistente alla regia di Bernardo Bertolucci e a Los Angeles durante la settimana degli Oscar è stata premiata come ‘Rivelazione dell’anno’. Firma anche la sceneggiatura con Chiara Barbini, a produrlo è Lorenzo Mieli, figlio del saggista e storico Paolo.
Il problema dei “figli di…” , di avere una famiglia “totem” alle spalle è che quando si parla di loro bisogna accantonare i pregiudizi ( confesso anche io ne ho avuti prima di vedere il film) e giudicare invece il prodotto a prescindere dall’albero genealogico.

Ho visto “Magari. Sogno di una famiglia perfetta”, ad una prevue riservata alla stampa, a metà febbraio. Sembra passata un’era geologica. Visto sul grande schermo del cinema Anteo, e mai, come adesso, dopo la mazzata del Covid, il cinema ci sembra il posto più speciale del mondo. Poi l’ho rivisto sulla piattaforma di Raiplay. E l’ho trovato ancora più bello, più poetico.

Un tuffo nell’infanzia vissuta da privilegiati (ma anche un po’ tormentati) e nell’atmosfera dorata degli anni Ottanta, attraverso lo sguardo di tre fratelli stretti nel desiderio di sentirsi una famiglia normale. I giovani attori tutti esordienti sono bravi e convincenti e passano con nonchalance dal francese all’italiano. Alma/Ginevra aveva un anno quando i genitori si sono separati e li rivede insieme nella stessa stanza dopo 8 anni, anche se la stanza è quella di un ospedale di Sabaudia dove il fratello Jean/Lapo è stato ricoverato per un attacco di diabete. Ma in questi anni con la sua grazia fatata non ha mai smesso di sperare che ritornassero insieme. Prega il suo dio “ortodosso” davanti a un altarino improvvisato, disposta a tutto, anche a bere un bicchiere della propria pipì come sacrificio estremo perché la reunion familiare avvenga.

Il momento del passaggio delle consegne da un genitore all’altro è tra i più delicati, per i figli è una cartina di tornasole per capire se possono contare sulla collaborazione di padre e madre o se invece hanno due genitori in lotta tra loro. Alma è la messaggera per portare una lettera della madre al padre, lei di nascosto si mette il rossetto rosso e la “ sigla” con un bacio stampato, lasciando credere al padre chissà quali scenari sentimentali.

L’unione non si risalda, la madre è già in attesa di un fratellino dal suo secondo marito. Poi ne verranno altri quattro. La sua sarà una famiglia/tribù allargata. L’avvocato Agnelli, nonno di Ginevra, diceva di vedere la figlia solo con un bambino in braccio. Ma la battuta nel film non è riportata. Ce ne sono altre. Alma, un misto di candida saggezza e ingenuo buonsenso, dice del papà: ”Van Gogh tra i 27 e i 37 anni ha dipinto 700 quadri, mio padre che ne ha 39 ha parecchio da recuperare”. Anche sul padre interpretato da Riccardo Scamarcio qualche spruzzata qua e là di cenni biografici. Impreparato a passare una vacanza di Natale con i figli, la prima dopo tanto tempo. La madre vuole che li porti a sciare, lui li porta a mare, a Sabaudia, dove si chiude in camera a lavorare. Alma è la messaggera per portare una lettera al padre, si mette di nascosto il rossetto rosso e la “ sigla” con un bacio stampato, lasciando credere al padre chissà quali scenari sentimentali.

Lui tanto preso dalla sua carriera in fase di decollo è’ un aspirante regista (nella realtà è uno scrittore), alla prese con produttori che gli hanno appena rigettato un film. A consolarlo dalla frustrazioni ci pensa Alba Rohrwacher brava e convincente nel ruolo della fidanzata ( nella realtà è la compagna di Saverio Costanzo). Happy end per il padre che scriverà un altro copione ma per non per Alma che, malgrado i suoi siparietti, fra sogno e proiezioni, dovrà accontentarsi di una famiglia dimezzata.
P.S. Dagli errori dei suoi genitori, trattati con lievità nel film, Ginevra ha imparato, ho conosciuto la regista, madre di due bellissimi bambini, ha una famiglia stupenda che si tiene stretta stretta.

pagina Facebook di Januaria Piromallo
vignetta by Guido Ciompi

L'articolo Basta chiamarli figli di…Magari lo fossimo anche noi!! Quando i sentimenti diventano affare di famiglia per Ginevra Elkann proviene da Il Fatto Quotidiano.

Read Entire Article