Biennale: la notizia secondo cui la Russia “non è stata invitata” è una manipolazione mediatica

1 week ago 88

La partecipazione della Russia alla prossima Biennale di Venezia è sempre più in bilico, ma in ogni caso il suo padiglione dovrebbe rimanere chiuso; è questa la sintesi del verbale degli 007 del ministero della Cultura, inviati in laguna per parlare con i rappresentanti della Fondazione Biennale. La stragrande maggioranza dei media, tuttavia, ha preferito concentrarsi su un altro elemento: Le carte degli ispettori del Mic, ‘nessun invito dalla Biennale a Mosca’, titola l’Ansa; “Russia formalmente non invitata”. Botta e risposta tra ministero della Cultura e vertici della Biennale di Venezia, il Giornale; Biennale Venezia, ispettori MiC: “Federazione russa non invitata formalmente”, il Sole, riprendendo La Presse. Insomma, se c’è qualcosa di certo della questione è che Mosca non è stata invitata; peccato che non dovesse esserlo. Eppure lo stesso verbale lo spiega più volte: i Paesi proprietari dei propri padiglioni «si intendono invitati di diritto» e la loro partecipazione all’evento è soggetta a una semplice comunicazione.

Il documento degli ispettori è arrivato oggi sui banchi di Palazzo Chigi ed è stato diffuso dal Corriere. La quasi totalità del panorama mediatico titola sul mancato invito formale della Fondazione a Mosca, un punto su cui l’avvocata della Fondazione Debora Rossi torna a più riprese, interrogata insistentemente dagli ispettori. La prima volta che lo menziona è quando chiarisce il funzionamento della procedura di partecipazione all’evento: «I Paesi con padiglione permanente ai Giardini si intendono invitati di diritto, poiché l’invito è stato acquisito dal momento della costruzione o concessione originaria», si legge nel verbale. «Alla luce delle Procedure, nel caso della Federazione Russa risulta sufficiente la comunicazione della intenzione di partecipare». Poco dopo, uno degli ispettori – probabilmente distratto – chiede nuovamente se la Fondazione ha invitato la Russia all’evento: «L’Avv. Rossi ribadisce che la Federazione Russa non è stata formalmente invitata dalla Fondazione e che essa non ha sottoscritto il documento disciplinante la procedura di partecipazione, come anche altri Paesi titolari di padiglioni». Nel corso della conversazione, l’avvocata Rossi è stata costretta a spiegare che la Russia si considera invitata di diritto altre due volte.

È difficile immaginare che i giornali non abbiano capito un concetto – per giunta parecchio lineare – che nelle sette pagine di documento compare almeno cinque volte: la Russia non ha ricevuto un invito e non ha sottoscritto carte per partecipare perché non è così che funziona la partecipazione alla Biennale; vale così per tutti i Paesi titolari di padiglione. Eppure i titoli si concentrano proprio su questo elemento che, di fatto, non costituisce notizia. Se i giornali hanno deciso di incentrarli su un elemento che risulta di fatto irrilevante o hanno compiuto un errore macroscopico, o non hanno letto il verbale, o hanno scelto consciamente di manipolare l’informazione. Dopo tutto, è naturale che una persona esterna al mondo dell’arte non sappia come funzioni la partecipazione alla Biennale: focalizzare il titolo sul mancato invito alla Russia omettendo che quell’invito non avrebbe neanche dovuto esserci suggerisce neanche troppo velatamente che la Russia non avrebbe avuto diritto a partecipare alla mostra.

Gli stessi contenuti di alcuni degli articoli paiono omettere tale dato. La maggior parte dei media cita uno solo dei passaggi in cui l’avvocata Rossi fa riferimento alla procedura di partecipazione, estrapolandolo dal contesto (se non addirittura inserendolo in uno diverso): «Spesso si accomuna erroneamente la struttura della Biennale Arte/Architettura al modello di Expo, ma non è una Expo: La Biennale non promuove le partecipazioni degli Stati ma sono questi che decidono di partecipare». Nel suo resoconto, il Giornale fa seguire questo intervento a un altro discorso dell’avvocata: «La Federazione Russa, in base alle sanzioni vigenti, non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico e, dunque, questo non può essere accessibile nel periodo di apertura al pubblico della mostra»; queste parole sono state pronunciate minuti prima e non c’entrano nulla con il tema dell’invito. Anche Huffington Post compie una operazione simile, accostando le frasi dell’avvocata Rossi sul modello Expo a un altro punto del verbale in cui gli ispettori e i rappresentanti della Fondazione parlano dei lavori di ristrutturazione del padiglione Russia del 2019. Il Sole, invece, riprendendo La Presse, non cita neanche il paragone con Expo.

Il caso della partecipazione russa alla Biennale è scoppiato a marzo, quando la Fondazione ha annunciato che la Russia avrebbe partecipato nuovamente all’evento, a cui manca dal 2022. La risposta della politica europea – e italiana – è stata celere: l’UE ha minacciato di tagliare i fondi comunitari alla Fondazione, e il ministro Giuli ha annunciato che non avrebbe partecipato al vernissage della mostra, previsto per domani, per poi inviare gli ispettori tra il 29 e il 30 aprile. Dopo le minacce dell’UE, la Giuria ha rilasciato un comunicato in cui annunciava la decisione di non premiare gli artisti dei Paesi i cui vertici politici sono accusati di crimini contro l’umanità; tale scelta tuttavia ha provocato una seconda ondata di indignazione, perché con gli artisti russi sarebbero stati esclusi dalle premiazioni anche quelli israeliani; un artista israeliano ha minacciato di passare alle vie legali, mentre qualche giorno dopo i membri della Giuria hanno annunciato le dimissioni.

Il verbale degli ispettori tratta di tutti questi temi: i funzionari del ministero sono stati inviati a Venezia per capire se la Fondazione avesse contravvenuto al sistema sanzionatorio europeo e se – come sostiene la Commissione – avesse ricevuto «sostegno indiretto» dalla Russia. La Fondazione sostiene di avere seguito le procedure legali e smentisce le accuse della Commissione Europea. A ora, la partecipazione della Russia è ancora incerta. Quello che tuttavia pare essere ormai sicuro è che Mosca non potrà aprire il proprio padiglione al pubblico, e che, nel caso in cui la partecipazione dovesse venire confermata, la struttura potrebbe comunque trasmettere un video dei lavori condotti per l’edizione corrente – eventualmente visibile dalle finestre dell’edificio.

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