Caccia, 46 associazioni internazionali chiedono a Meloni di fermare la riforma

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Mai prima d’ora così tante organizzazioni ambientaliste di diversi Paesi avevano unito le loro voci per chiedere a un governo italiano di bloccare una proposta di legge. Sono ben 46 le associazioni aderenti a BirdLife Europa e Asia Centrale – la Lipu è il partner italiano – che hanno redatto e inviato una missiva alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai 44 ambasciatori italiani in Europa per fermare il disegno di legge n. 1552 sulla riforma della caccia. Il testo, attualmente all’esame del Parlamento, è accusato di stravolgere le tutele finora garantite alla biodiversità e di violare la normativa europea.

«Siamo profondamente preoccupati per il disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento italiano che indebolisce in modo significativo il quadro normativo italiano in materia di protezione degli uccelli selvatici», si legge nell’incipit della lettera. Il testo normativo sotto accusa, a prima firma Malan, propone una profonda deregolamentazione dell’attività venatoria, minacciando decenni di tutele a favore della biodiversità. Tra i punti più controversi figurano la drastica estensione territoriale delle aree cacciabili, l’allungamento dei calendari venatori, l’abolizione del divieto di sparare agli ungulati su terreni innevati o sui valichi montani e l’autorizzazione all’impiego di visori ottici e optoelettronici. A destare ulteriore allarme è la marginalizzazione dell’Ispra, il cui fondamentale parere tecnico per la definizione delle specie cacciabili verrebbe di fatto cancellato, demandando l’elenco a un atto puramente politico tramite Dpcm.

L’Italia, sottolineano le associazioni, non è un Paese qualunque. Grazie alla sua posizione geografica, protesa nel cuore del Mediterraneo, costituisce infatti un corridoio biologico essenziale per miliardi di uccelli migratori che attraversano la penisola ogni primavera e autunno. Per il network di associazioni, la riforma si muove in palese contrasto con i princìpi comunitari poiché «consente la caccia durante il periodo della migrazione prenuziale degli uccelli, reintroduce l’uso di richiami vivi, amplia l’area in cui è consentita la caccia e presenta altre misure notevolmente dannose in violazione di molti articoli della Direttiva Uccelli tra cui gli articoli 7 e 8».

Lo scenario di fondo è drammatico: i dati di BirdLife International e Eurostat stimano che dal 1980 a oggi il numero di uccelli comuni nei Paesi europei si sia ridotto di circa 600 milioni di individui – più di uno su quattro. «Sono necessarie norme più severe per proteggere e ripristinare la natura», affermano i 46 partner, «in considerazione sia del fatto che molte specie devono affrontare gravi minacce, oltre la caccia, quali la perdita degli habitat naturali e il cambiamento climatico, sia dell’importanza biologica unica rappresentata dall’Italia».

Rivolgendosi ai vertici istituzionali, la coalizione europea ricorda le enormi responsabilità che gravano sulla penisola, rimarcando come «proteggere adeguatamente la natura in Italia» significhi «salvaguardare un vero tesoro di natura e un patrimonio caro a molti cittadini europei». Da qui scaturisce l’appello conclusivo, che trasforma una questione di politica interna in un’urgenza condivisa oltre confine: «La esortiamo pertanto a intervenire e a utilizzare tutti i mezzi a Sua disposizione, in qualità di capo del governo italiano, per impedire l’adozione di questa modifica inappropriata della legge e per avviare un nuovo dibattito in linea con le attuali priorità di conservazione e con la pacifica convivenza con la natura».

A febbraio, una vasta mobilitazione nazionale aveva già chiesto di bloccare le modifiche alla legge sulla tutela della fauna, con oltre 400mila firme consegnate al Senato da Fondazione Capellino, Legambiente, Lipu e Wwf Italia. Tra le proposte concrete avanzate dalle quattro realtà ambientaliste figurano il divieto di caccia ad almeno trecento metri da abitazioni, strade carrozzabili, sentieri escursionistici e aree ad alta frequentazione turistica. Si chiede inoltre lo stop all’attività venatoria nei fine settimana, nei giorni festivi e nei periodi di alta stagione turistica, proprio quando la fruizione collettiva del territorio raggiunge i livelli massimi. Sul fronte della prevenzione, viene richiesto l’obbligo per i cacciatori di indossare giubbotti ad alta visibilità e di dotarsi di sistemi di tracciabilità digitale, insieme a un potenziamento delle dotazioni per le forze dell’ordine impegnate nei controlli.

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