Coinbase, tra i principali portali di exchange di criptovalute, ha annunciato l’intenzione di snellire la propria struttura aziendale, avviando un processo di riorganizzazione che comporterà la riduzione del personale del 14%. Una scelta che la società definisce “difficile”, ma che si inserisce nella strategia di alleggerire l’organigramma e sostituire parte del personale con strumenti di intelligenza artificiale, con la promessa di rendere l’azienda più agile e competitiva.
L’annuncio è stato diffuso direttamente dal CEO Brian Armstrong attraverso un comunicato pubblicato martedì 5 maggio. Nel testo, il dirigente riconosce implicitamente che il settore delle criptovalute stia attraversando un periodo di “inverno”, una fase di magra, ma ribadisce la fiducia in un futuro di ripresa. Secondo il suo punto di vista, la tokenizzazione – ossia la trasformazione di azioni finanziarie tradizionali in asset digitali su blockchain – insieme alla crescita degli stablecoin e alla diffusione esplosiva delle scommesse sui mercati predittivi, rappresentano i motori di una nuova ondata di entusiasmo verso l’universo crypto.
Nonostante l’ottimismo espresso da Armstrong, la “volatilità del business” ha convinto il CEO ad abbracciare un ideale ormai diffuso tra molti dirigenti: ridurre la forza lavoro salariata per subappaltare a pochi il lavoro di molti. Nel caso di Coinbase, questa visione è espressa senza ambiguità: l’azienda dichiara di voler puntare su “talenti nativi dell’IA”, capaci di guidare “flotte di agenti” di intelligenza artificiale. La società sta inoltre sperimentando il concetto di “team da una persona”, in cui un singolo dipendente è chiamato a ricoprire in autonomia i ruoli di ingegnere, designer e product manager.
Come tutti i principali portali di exchange, Coinbase non è immune da scandali o da gravi accuse. I problemi riscontrati rientrano nei classici del settore: scarsa trasparenza, riciclaggio di denaro e gestione discutibile dei dati. A questi si aggiunge, con sempre maggiore evidenza, una certa promiscuità con il mondo dei mercati predittivi. Nel novembre 2025, l’azienda ha annunciato una collaborazione con Kalshi, leader nel settore, e appena un mese dopo, durante la presentazione degli utili, Brian Armstrong ha pronunciato parole apparentemente casuali che però coincidevano con i temi oggetto di scommesse sulla piattaforma. Interrogato sull’episodio, il dirigente ha liquidato la vicenda sostenendo di aver voluto “divertirsi un po’” con un atto goliardico che, di fatto, ha manipolato gli esiti delle previsioni.
L’idea di ridurre la forza lavoro non è certo un’esclusiva di Armstrong. Di recente, Jack Dorsey, meglio noto come fondatore di Twitter, ha effettuato un taglio significativo dell’organico della sua azienda, Block, riducendo lo staff di circa 4.000 unità. Percorsi analoghi sono stati intrapresi anche da Snap e Salesforce. Tuttavia, molti osservatori sottolineano che questa tendenza è solo marginalmente legata alla diffusione dell’intelligenza artificiale e che, più verosimilmente, risponde al desiderio dei CEO di giustificare i tagli come misura di efficienza per compiacere gli investitori. Una lettura ormai condivisa anche oltre la cerchia dei critici: persino Sam Altman, CEO di OpenAI, ha parlato di “AI washing”, riferendosi alla pratica di alcune aziende di attribuire all’avanzamento tecnologico licenziamenti che hanno origini puramente finanziarie.
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1 week ago
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