Con l’agrivoltaico sopraelevato diminuisce l’uso del suolo (-95%) ma cresce l’impatto sul clima (+12%)

6 days ago 73

Un impianto agrivoltaico sopraelevato riduce l’impatto sull’uso del suolo del 95% rispetto a un fotovoltaico a terra equivalente, ma presenta un’impronta climatica leggermente superiore (+12%). È quanto emerge dallo studio RSE (Ricerca sul sistema energetico) “Comparative life cycle assessment of an overhead agrivoltaic system: Environmental impacts and methodological insights” pubblicato su Journal of Cleaner Production.

La ricerca, finanziata dal Fondo di ricerca per il sistema elettrico italiano nell’ambito del Piano Triennale 2025-2027 del Mase, è presentata come una delle prime valutazioni del Life cycle assessment (LCA) di un sistema agrivoltaico pienamente conforme agli standard ISO 14040 e 14044.

L’analisi si basa su un impianto agrivoltaico progettato per il gestore idrico di Milano (Gruppo CAP) accanto a un depuratore a Robecco sul Naviglio. La configurazione prevede 34 inseguitori biassiali a 5 metri d’altezza con moduli bifacciali monocristallini Perc, per una potenza di 538,56 kW e una produzione stimata di 22.870 MWh nell’arco dei trent’anni di vita utile.

Le strutture occupano 1.091 m² dei circa 15.000 m² complessivi dell’area (circa il 7%), mentre il resto del terreno è destinato alla coltivazione di mais. Il confronto è stato condotto con un impianto fotovoltaico a terra convenzionale da 84,7 MW a inseguimento monoassiale, situato a Piacenza, scelto per condizioni climatiche e ore equivalenti di funzionamento analoghe (1.412 contro 1.417 ore/anno).

La maggiore impronta climatica dell’agrivoltaico, spiega lo studio, non è dovuta principalmente alla struttura elevata in sé (che pesa solo il 5% in più rispetto ai tracker a terra del sistema di riferimento) quanto al fatto che le pratiche agricole associate pesano per circa un terzo sull’impatto climatico complessivo del sistema, riducendo il credito ambientale “evitato” quando la resa del mais cala per effetto dell’ombreggiamento. Il maggior fabbisogno di acciaio delle strutture di sostegno elevate spiega invece il +14% registrato nella categoria “risorse, minerali e metalli”, un impatto che i ricercatori giudicano comunque non critico, trattandosi di una materia prima riciclabile e non soggetta a rischi di approvvigionamento per il settore fotovoltaico europeo.

Per quanto riguarda l’efficienza d’uso del terreno, applicando l’indicatore land equivalent ratio (LER), lo studio calcola un valore di 1,46. In pratica, per ottenere separatamente, con due impianti monofunzionali, la stessa produzione di energia e di mais generata dall’impianto agrivoltaico, servirebbe il 46% di terreno in più.

L’analisi di sensitività evidenzia infine che scegliendo colture tolleranti all’ombreggiamento, capaci di beneficiare delle condizioni microclimatiche create dai moduli, l’impatto climatico dell’agrivoltaico scende fino al 12%, portandolo alla pari o addirittura sotto quello del fotovoltaico convenzionale.

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