Nonostante siano terminate da un mese e mezzo, le Olimpiadi Milano-Cortina continuano a sollevare dubbi di possibili irregolarità. Questa volta a finire sotto i riflettori è l’Arena Santa Giulia di Milano, che ha ospitato le gare di hockey dell’evento sportivo. L’edificio è stato completato lo scorso gennaio e appartiene a CTS Eventim, proprietaria di TicketOne, ma la sua costruzione è stata finanziata in parte con fondi statali. La Corte dei Conti ha aperto una istruttoria per possibili danni alle casse dello Stato dovuti alla gestione delle spese per la costruzione dell’arena. Non è chiaro a quanto ammontino i costi in eccedenza: Eventim stima 134 milioni di euro di extracosti su un totale preventivato di 177 milioni, mentre il Comune parla di 53 milioni. Al momento lo Stato ha versato 51 milioni di euro tra finanziamenti diretti e indiretti.
L’istruttoria è stata aperta dalla Procura regionale della Corte dei Conti della Lombardia e ipotizza possibili danni erariali. Tutto sarebbe iniziato lo scorso febbraio, quando Eventim – che avrebbe dovuto finanziare interamente la costruzione dell’impianto – avrebbe chiesto 134 milioni di euro di extracosti da coprire mediante finanziamenti pubblici a causa delle spese lievitate. A fare innalzare le spese il rialzo dei prezzi di materiali ed energia, oltre che l’accelerazione dei lavori per terminare il progetto entro l’inizio delle Olimpiadi. Successivamente, tuttavia, un’analisi degli uffici comunali avrebbe calcolato una cifra di 53 milioni di euro; la Guardia di Finanza di Milano sta ora acquisendo documenti negli uffici del Comune meneghino mediante ordine di esibizione. Per la costruzione dello stadio, lo Stato ha già versato 51 milioni di euro di cui 21 in finanziamenti diretti e 30 in fondi indiretti, erogati sotto forma di servizi. Al momento non risulta aperto alcun fascicolo penale, ma solo una istruttoria per le verifiche.
Il caso dell’Arena Santa Giulia è solo l’ultimo di una lunga lista di utilizzo di denaro pubblico per quelle che avrebbero dovuto essere – secondo il presidente lombardo Attilio Fontana – le prime Olimpiadi «risparmiose e sostenibili economicamente e per l’ambiente»; ai tempi, anche l’attuale ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio – aveva assicurato che il governo avrebbe garantito un sostegno morale ma non economico, mentre secondo il dossier di candidatura quelle lombardo-venete sarebbero state delle “Olimpiadi a costo zero”. Inizialmente per la sola gestione dell’evento la Fondazione Milano Cortina – incaricata dell’organizzazione – aveva previsto circa 1 miliardo 350 milioni di euro, che non arrivavano dalle tasche dello Stato, ma dal CIO, dal CONI, dagli enti pubblici territoriali e, infine, da sponsor, merchandising e biglietti. Col tempo, questa cifra è sensibilmente aumentata, arrivando a 2 miliardi di euro di cui circa 330 milioni stanziati attraverso il Decreto Sport, che ha visto l’istituzione del nuovo commissario per le Paralimpiadi. A questo si è aggiunto uno stanziamento pubblico complessivo di 4 miliardi che ha visto coinvolti gli enti territoriali e il governo per la realizzazione o l’adeguamento degli impianti sportivi, delle infrastrutture stradali e ferroviarie.
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