Sono bastate una minaccia e una manciata di ore per convincere Trump a provare a mettere in riga Israele, ma gli sforzi del presidente non paiono avere sortito gli effetti sperati. Con la nuova escalation in Libano, l’Iran ha messo sul piatto una possibile sospensione dei negoziati con gli Stati Uniti, ipotizzando anche la chiusura del Mar Rosso tramite i propri alleati yemeniti. La reazione statunitense è stata rapida: Trump ha chiamato Netanyahu e – a detta sua – lo avrebbe convinto a interrompere le aggressioni nel Paese dei Cedri, per poi sentire anche Hezbollah. «Tutti gli scontri a fuoco cesseranno», ha annunciato il presidente, salvo poi venire smentito dal premier israeliano che ha specificato che l’esercito «continuerà a operare come previsto nel Libano meridionale», rilanciando l’invasione. Dopo una notte di scontri a fuoco, la situazione resta tesa e le autorità iraniane hanno ribadito che la sospensione dei negoziati è sempre più vicina, così come la ripresa dei combattimenti.
Quella di ieri, 1 giugno, è stata una giornata caotica sul fronte dell’Asia Occidentale. L’escalation dell’invasione israeliana in Libano segnata dalla presa del castello di Beaufort da parte delle truppe delle IDF ha spinto l’Iran a minacciare tramite canali di informazione semi-ufficilali la sospensione totale dei negoziati e la chiusura dello Stretto di Bab el Mandeb, situato tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden – e, dunque, Mar Arabico e Oceano Indiano. La chiusura dello snodo marittimo verrebbe messa in atto dal gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto con il nome di Houthi, e avrebbe un effetto diretto sul traffico commerciale dell’intero Mar Rosso: è già successo negli scorsi anni, quando Ansar Allah ha interrotto il traffico sullo Stretto in solidarietà alla Palestina provocando una crisi economica globale.
Le minacce iraniane sono rimaste in attesa di risposta per poco più di quattro ore, quando Trump ha deciso di telefonare Netanyahu in quella che, secondo i canali di informazione statunitensi, sarebbe stata una chiamata dai toni particolarmente concitati: «Che c***o stai facendo?», avrebbe detto Trump a Netanyahu riferendosi all’invasione israeliana del Libano. «Sei un f*****o pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il c**o. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo». Dopo l’acceso scambio di battute, è arrivato l’annuncio: «Ho avuto una telefonata molto produttiva con il Primo Ministro israeliano Bibi Netanyahu. Non ci saranno truppe dirette a Beirut, e tutte le truppe che erano in viaggio sono già state respinte. Allo stesso modo, tramite rappresentanti di alto livello, ho avuto un’ottima telefonata con Hezbollah, che ha concordato che tutti gli scontri a fuoco cesseranno: Israele non li attaccherà e loro non attaccheranno Israele». Appena una decina di minuti dopo, Trump si è affrettato a dichiarare pubblicamente che i negoziati con l’Iran stavano procedendo «a passo spedito», smentendo le ipotesi di sospensione.
Gli annunci di Trump sono stati apertamente ignorati da tutte le parti. Netanyahu ha pubblicato un post in cui afferma che Israele non attaccherà Hezbollah se Hezbollah non attaccherà Israele, ribadendo tuttavia che l’esercito continuerà a operare nel sud del Paese dei Cedri; nella dichiarazione di Netanyahu, la parola “tregua” o l’espressione “cessate il fuoco” non compaiono neanche una volta. I combattimenti, effettivamente, sono continuati per tutta la notte, con Israele che ha proceduto nell’avanzata ed Hezbollah che ha attaccato postazioni e carri armati dello Stato Ebraico. Visto lo scarso successo del presidente statunitense, i rappresentanti della Repubblica Islamica sono tornati sull’argomento, questa volta in veste ufficiale: «Un cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti costituisce, senza alcuna ambiguità, un cessate il fuoco globale su tutti i fronti, Libano compreso», ha detto il ministro degli Esteri iraniano Araghchi. «Se l’aggressione israeliana contro il Libano dovesse continuare, non solo interromperemo il percorso dei negoziati, ma passeremo anche allo scontro diretto con il nemico», ha aggiunto il presidente del parlamento Ghalibaf, che ricopre anche la posizione di capo della squadra negoziale iraniana.
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