La battaglia legale tra Epic Games e Apple sembra non avere fine. Sembrava che la complessa disputa avesse ormai raggiunto il suo naturale epilogo, muovendosi perlopiù a favore di Apple, tuttavia quel margine di successo ottenuto da Epic non è affatto piaciuto alla Big Tech di Cupertino. Apple ha quindi avviato una nuova azione legale per tornare a confrontarsi con la Corte Suprema, nella speranza di sovvertire una decisione di tribunale vecchia di cinque anni che, di fatto, non ha mai rispettato per com’era stata pensata. Il caso aveva preso piede nel lontano agosto 2020 e, tra corsi e ricorsi, era arrivato fino alla Corte Suprema, la massima autorità giuridica statunitense. Nel gennaio 2024, sembrava che si fosse messa una pietra tombale all’intera vicenda, stabilendo la validità della sentenza emessa nel 2021, la quale consentiva ad Apple di mantenere molti dei suoi privilegi, ma che imponeva anche di consentire agli sviluppatori di reindirizzare gli utenti verso siti esterni per effettuare pagamenti al di fuori di Apple Pay. Una soluzione non ideale per chi vuole evitare le elevate commissioni imposte dalla Big Tech, ma comunque praticabile.
Apple si è trovata obbligata a introdurre le modifiche richieste sull’App Store, ma lo ha fatto trascinando i piedi: ha consentito che le app rimandassero a sistemi di pagamento esterni, pretendendo però una commissione del 27%. Uno sconto scarno rispetto al consueto 30% che il produttore di iPhone applica per ogni acquisto in-app. Epic, insoddisfatta, ha contestato la violazione degli ordini del tribunale, una violazione attestata prima dal Tribunale Distrettuale californiano e poi, nel dicembre 2025, anche dalla Corte d’Appello. I giudici hanno riconosciuto che Apple stava di fatto vanificando il senso stesso delle leggi e delle decisioni giuridiche.
Attraverso la nuova azione legale, Apple chiede alla Corte Suprema di pronunciarsi sull’interpretazione della sentenza e, nel frattempo, ha richiesto un’ingiunzione per sospendere l’applicazione delle decisioni precedenti. L’obiettivo è evitare di dover rinunciare alla sua fetta di torta: una commissione che non figura più ufficialmente come percentuale sui pagamenti, ma come compenso per servizi di hosting, visibilità e, più in generale, per i vantaggi derivanti dalla presenza nell’ecosistema Apple. La richiesta è stata accolta il 6 aprile e, prevedibilmente, è ora oggetto di contestazione da parte di Epic Games.
Verosimilmente, a prescindere dalla reazione della Corte Suprema, si aprirà ora un nuovo iter giuridico per stabilire se gli sviluppatori che utilizzano sistemi di pagamento esterni debbano corrispondere ad Apple una qualche somma e, in tal caso, con quali modalità e in quale misura. In altre parole, resta da definire con maggiore precisione quale sia il modo “giusto” di monetizzare le piattaforme che distribuiscono le app. Uno sforzo che potrebbe richiedere ancora anni. E non è detto che Epic Games abbia tutto questo tempo a disposizione.
Lo scorso 24 marzo, l’azienda ha annunciato il licenziamento di 1000 dipendenti. Il suo prodotto più popolare, Fortnite, sembra iniziare a sentire il peso degli anni e, per stessa ammissione di Epic, il mantenimento del servizio costa più di quanto il gioco riesca a generare in entrate. Se è vero che questo declino può essere considerato fisiologico, è anche vero che, a differenza dei suoi concorrenti, Fortnite – a causa della lunga disputa legale – non ha potuto per anni approdare sui dispositivi Apple, perdendo una fetta significativa di utenza. Tra costi effettivi e ricavi mancati, il CEO Tim Sweeney stima che la battaglia giudiziaria contro Apple sia costata all’azienda almeno un miliardo di dollari.
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