Floyd, a Manhattan saccheggi e vetrine spaccate. Trump minaccia: “Uso l’esercito”. Gas lacrimogeni sui manifestanti pacifici per farlo sfilare con la Bibbia. Due morti a Chicago

1 year ago 18

Due persone morte a Chicago, quattro agenti feriti a St. Louis e uno a Las Vegas. Oltre duecento arresti a New York, vandalizzata nella notte. Le porte dell’iconico grande magazzino Macy’s sulla 34esima, in piena Manhattan, sono state sfondate e il Nike store saccheggiato da decine di persone che a piene mani hanno fatto razzia di vestiti e scarpe. Spaccate diverse vetrine in zona Rockfeller Center, incluse quelle della multinazionale At&T. A nulla è valso il coprifuoco imposto dal sindaco Bill de Blasio per frenare le proteste arrivate anche nel cuore di New York dopo l’omicidio di George Floyd, l’afroamericano soffocato da 4 agenti a Minneapolis.

Nella notte gruppi di manifestanti hanno invaso le strade di Manhattan e Brooklyn, mentre anche in altre città d’America, come nelle sei notti precedenti, esplodeva la rabbia, in un paese piegato dalla crisi Covid-19, con oltre 40 milioni di disoccupati, più di 100mila morti e un presidente che, anziché cercare la pacificazione punta allo scontro, insulta chi protesta e i governatori “idioti” se non procedono agli arresti. E soprattutto minaccia di spiegare l’esercito: una dichiarazione che ha infiammato il dibattito politico, col candidato dem Joe Biden che lo accusa di usare l’esercito americano contro il popolo americano. E proprio davanti alla Casa Bianca decine di manifestanti pacifici sono stati caricati dalla polizia e colpiti con proiettili di gomma e gas lacrimogeni per la “passerella” del presidente davanti alla vicina St. John Episcopal Church sventolando una Bibbia.

Le minacce del presidenteDonald Trump – oltre a definire “idioti” i governatori se non provvedono ad arrestare chi protesta – minaccia di ricorrere all’Insurrection Act, legge dei tempi della Guerra civile che consente l’uso di truppe o della Guardia nazionale per l’ordine pubblico. “Se i governatori di tutto il paese non dispiegassero membri della Guardia nazionale in numero sufficiente per “dominare le strade”, l’esercito interverrà per “risolvere rapidamente il problema per loro”, ha minacciato. “Abbiamo il più grande paese del mondo”, ha rimarcato, “lo terremo al sicuro”. Un dispiegamento militare su ordine di Trump segnerebbe uno straordinario intervento federale raramente visto nella storia americana moderna. Il tycoon ha detto che avrebbe mobilitato “migliaia e migliaia” di soldati per mantenere la pace se i governatori non avessero usato la Guardia nazionale per chiudere le proteste. Secondo alti funzionari della difesa, tra i 600 e gli 800 membri della Guardia nazionale di cinque stati sarebbero stati inviati a Washington per fornire assistenza.

Dal Rose Garden di una Casa Bianca blindata dai militari e assediata dai manifestanti, ha definito “atto di terrorismo interno” le proteste e mentre garantisce di essere “il presidente dell’ordine e della legalità”, in sottofondo si udiva l’eco degli spari dei gas lacrimogeni lanciati dalla polizia militare contro i manifestanti che, sfidando il coprifuoco, stavano però protestando pacificamente. “Il presidente ha il diritto di difendere il suo Paese e di proteggere la sua nazione. Non possiamo permettere che le proteste pacifiche vengano manipolate da anarchici di professione e gruppi antifa”, ha detto Trump.

Alla Casa Bianca caricati manifestanti pacifici – Solo poco più tardi si è capito il perché di una carica delle forze dell’ordine apparsa senza senso, usando anche proiettili di gomma e agenti a cavallo contro manifestanti fino ad allora innocui: finito di parlare alla nazione il presidente è voluto uscire a piedi dalla Casa Bianca per dirigersi verso la vicina St. John Episcopal Church. Dunque, l’area doveva essere sgomberata. Giunto davanti alla chiesa Trump si è fermato, si è girato verso telecamere e fotografi e, alzando un braccio, ha sventolato la copia di una Bibbia: “L’America sta tornando grande”, ha detto, prima di tornare sui suoi passi. Con lui, oltre a un foltissimo e preoccupatissimo gruppo di agenti del Secret Service, il capo del Pentagono Mark Esper, il ministro della Giustizia William Barr, la figlia Ivanka (l’unica con la mascherina) e il genero Jared Kushner. Ma non la first lady Melania.

Quella andata in scena per molti commentatori è l’ennesima provocazione del tycoon. Di certo, la volontà di mostrare che lui, il Commander in Chief, non ha paura di niente e di nessuno. Perché la storia del presidente costretto venerdì sera a rifugiarsi nel bunker della Casa Bianca con moglie e figlio non gli è andata giù. È una vicenda che lo ha mandato su tutte le furie. Intanto, sfidando il coprifuoco, le proteste sono andate avanti per la settima serata consecutiva, come a New York, a Dallas, ad Atlanta, a Los Angeles, a Louisville. Mentre l’autopsia ufficiale ha confermato: George Floyd è morto ucciso dalla polizia, per un arresto cardiaco provocato da un pressione sul collo.

Il presidente americano Donald Trump ha ventilato di fare ricorso all’Insurrection Act, legge dei tempi della Guerra civile che consente l’uso di truppe o della Guardia nazionale per l’ordine pubblico. Trump si è definito “il presidente della legge e dell’ordine”, rivolgendosi alla nazione dal Rose Garden della Casa Bianca, mentre veicoli militari erano schierati davanti a Pennsylvania Avenue e la polizia e le forze dell’ordine si sono scontrati con i manifestanti a Lafayette Park.

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