Grano estero: perché fidarsi di Divella e non del cuggino informato

1 month ago 61

È sempre interessante ricostruire il contesto in cui nascono le bufale e la disinformazione. Elementi, questi, che esistono da quando esiste la parola, e se prima una notizia falsa era veicolata da meri moti di superstizione, da qualche secolo l’uomo si rifugia nella malafede. Per questo è necessario svestirla e collocarla in un periodo storico.

Lo stesso faremo oggi, viste le continue segnalazioni sul marchio Divella. Negli ultimi mesi molti utenti social hanno “scoperto” che un’azienda italiana può importare una parte del grano dall’estero, e qui interviene il cherry-picking di cui abbiamo parlato tante volte.

Oggi, cari lettori, vi facciamo riscoprire il piacere della lettura e lo facciamo ricostruendo il contesto in cui nasce la F. Divella S.p.A.. In seguito vi faremo capire – una volta per tutte – il motivo di tante polemiche sulla provenienza del grano e soprattutto le ragioni delle politiche aziendali che oggi, alcuni accademici dell’Università della Vita, hanno deciso di mettere in discussione.

Gli ultimi anni dell’800, l’età umbertina

In Italia si vive l’età umbertina, che prende nome dall’allora regnante re Umberto I di Savoia. Si vive nello stile umbertino, tipicamente italiano che contraddistinse la seconda metà dell’Ottocento. L’Italia è conquistata dalla maestria del Caravaggio e la grande musica di Giuseppe Verdi. La nostra storia, tuttavia, non ha inizio nella Roma di Mater Ecclesiae né nella Milano degli Sforza, tanto meno nell’immensa Torino dei Savoia né nella Napoli del Cristo Velato.

Spostiamoci a sud, dove un ambizioso imprenditore depone l’ultima pietra del molino che gli servirà per la macinazione del grano. Siamo a Rutigliano, in provincia di Bari. L’uomo è Francesco Divella, e siamo nel 1890.

Dal mulino alle nostre tavole

Così, con un mulino in mezzo alla campagna tra Noicattaro, Conversano e Mola di Bari, inizia la storia del marchio Divella. Da subito Francesco si circonda di valenti collaboratori e si impone di introdursi nel difficile mercato locale per portare sulle tavole dei consumatori il sapore del mediterraneo.

Sono passati 130 anni e la produzione Divella, fedele ai principi del suo pioniere Francesco, si basa su punti cardine che ancora oggi sono imprescindibili per la F. Divella S.p.A.:

Controllo della qualità; Attenta selezione delle materie prime; Attenzione alle moderne tecnologie; Sicurezza alimentare; Rispetto per l’ambiente; Responsabilità sociale.

In quale modo Divella mette in pratica una promessa così grande? La F. Divella S.p.A. non è soltanto un’azienda interessata al profitto: dietro il marchio c’è un intenso lavoro di cura del dettaglio, dal singolo chicco di grano al confezionamento del prodotto. Per questo, prima di lanciare il pacco di pasta o di biscotti sul mercato, tutto deve attraversare un iter studiato nei minimi dettagli.

Il senso dei cherry picker per il processo produttivo

Il primo passaggio è la selezione del grano, ed eccoci nel punto cruciale del nostro articolo. Le polemiche sono circolate per mesi, anche a seguito di particolari attenzioni da parte di qualcuno. Attenzioni che si sono risvegliate negli ultimi mesi, quando qualcuno ha mal interpretato (in malafede?) un’intervista all’amministratore delegato Vincenzo Divella che lamentava a ragion veduta (vedi oggi la guerra del grano…) un preoccupante blocco delle esportazioni di grano tenero dall’Ucraina e dalla Russia. Per questo, nonostante un articolo già presente, per lo staff di Bufale.net è stato necessario intervenire con un articolo più approfondito.

In poche parole, i cherry-picker avevano trovato il pretesto per accusare il marchio di mentire su quel “100% grano italiano” impresso su una confezione di pasta integrale, effettivamente prodotta con solo grano italiano, con un meme (!) presentato come prova sui social.

Da questo momento in poi rispondiamo a questi dubbi con il semplice strumento del fact-checking.

La provenienza del grano

Per arrivare all’eccellenza del prodotto che mettiamo sul piatto, la produzione di Divella inizia con la selezione del grano. Da dove viene questo grano?

Fino al 65% è italiano, la restante percentuale arriva dall’estero. In entrambi i casi viene svolto un controllo qualità approfondito attraverso laboratori interni ed esterni, tutti accreditati. La selezione del grano duro italiano avviene grazie a contratti di filiera con associazioni della Puglia e della Basilicata.

Ecco, quindi, da dove arriva più del 65% del grano duro italiano impiegato e controllato da Divella per la produzione: dall’Italia, più precisamente da Puglia e Basilicata.

Da dove viene, invece, il restante 35%? Non è un mistero. Precisiamo che per questo aspetto non parliamo di semplice grano duro, bensì di grano proteico di altissima qualità. Divella importa questo tipo di grano dall’Unione Europea e dai paesi extra UE, rispettivamente dalla Francia (15-20%) e da Arizona Australia (15-20%).

Perché importare grano dall’estero?

Anche in questo caso non siamo di fronte a un mistero. In primo luogo, il grano proteico di cui sopra viene importato dai Paesi in cui è presente la migliore qualità di grano duro, ma il problema è tutto nei numeri che ci fanno capire perché l’Italia, e quindi anche la Divella, importa il grano dall’estero.

Statistiche dedicate ci fanno notare che in Italia esiste un deficit tra il grano disponibile in Italia e il fabbisogno dei pastai. L’offerta gira intorno alle 4 tonnellate, la domanda nel 2015 arrivava quasi a 5,8 milioni. Il fabbisogno, quindi è superiore alle risorse disponibili, e questo dato è aumentato con la pandemia.

Un deficit, questo, confermato anche Cosimo De Sortis. De Sortis è il presidente di Italmopa, associazione che riunisce tutte le aziende che lavorano il grano duro e quello tenero. Nel 2021, durante l’Assemblea Generale di Italmopa, Sortis ha detto:

Abbiamo un fabbisogno di importazione che si attesta intorno al 55% (grano duro) che arriva dal Nord America, Australia, Francia, Spagna, Grecia, e al 40% (grano tenero) che importiamo prevalentemente dalla Francia, primo produttore europeo, ma anche Austria, Germania, Ungheria e Stati Uniti. Per avere pasta a scaffale nei supermercati tutto l’anno, dobbiamo necessariamente importare. Se utilizzassimo solo la produzione italiana, troveremmo la pasta in vendita solo quattro mesi all’anno.

Sì, la F. Divella S.p.A. è associata a Italmopa, quindi questa spiegazione chiude il cerchio e il discorso.

Quindi?

Sì, Divella importa grano dall’estero, non ne ha mai fatto mistero e lo fa per poter offrire la migliore qualità possibile di pasta ai suoi consumatori in tutto il mondo, proprio come fanno le migliori aziende italiane di caffè o cioccolato, cioè miscelando le migliori qualità di materie prime dal mondo.

E sì, il grano estero vuol dire qualità: tutto viene controllato da laboratori accreditati, interni ed esterni.

Se tu, lettore, ritieni di voler approfondire questi argomenti, potresti chiedere un riscontro attraverso l’efficiente servizio consumatori Divella (divella@divella.it) esponendo loro le tue curiosità.

Così facendo, saresti molto più utile di un qualsiasi utente che condivide post sui social solo perché lo ha visto fare. Tu non sei un utente di quel tipo, vero?

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