Il “ballo senza miliardari” dei lavoratori della moda smaschera l’ipocrisia del MET Gala

1 week ago 79

Mentre sul red carpet del Metropolitan Museum di New York andava in scena il MET Gala, evento mondano riservato alle celebrità della moda e della musica tra outfit di Zara e pose forzate, il mondo del lavoro della moda – quello che tira il carro quotidianamente – si è fatto sentire e vedere. Contro la celebrazione esasperata dell’esclusività dell’evento, sponsorizzato quest’anno da Jeff Bezos e Lauren Sanchez, dipendenti di Amazon e stilisti indipendenti hanno messo in atto un contro-evento di protesta: Ball Without Billionnaires, il “ballo senza i miliardari”. L’intento, oltre allo sfoggiare le proprie creazioni, è stato chiaro: mandare un messaggio a coloro che hanno abbastanza fondi per finanziare eventi mondani, ma non per garantire paghe dignitose ai dipendenti.

Prima del Gala, centinaia di lavoratori, organizzatori e attivisti si sono riuniti nel Meatpacking District, nel centro di New York, organizzando una vera e propria sfilata dove i modelli erano dipendenti ed ex dipendenti di Amazon, Whole Foods, The Washington Post, Starbucks e Uber. Gli abiti indossati erano opera di stilisti emergenti, persone immigrate e BIPOC (acronimo che nel settore indica i membri dei popoli originari o afrodiscendenti che rappresentano talenti emergenti nel mondo della moda) come Cindy Castro, Abacaxi, Atashi e Ricardo Dean. Non solo moda, dunque, ma un modo per rivendicare diritti, denunciare abusi, gridare a gran voce che i miliardari sono comunque una minoranza e che quando le forze della forza lavoro si uniscono sul serio, conviene raccogliere paillettes e champagne e correre ai ripari.

Messaggi anti-Bezos sono apparsi tra le strade di New York durante le due settimane precedenti, con testi e accuse che fanno riferimento esplicito alle annose violazioni dei diritti dei lavoratori nei magazzini di Amazon. Tra i quali la mancata concessione di andare al bagno in merito alla quale il gruppo di attivisti Everyone Hates Elon ha posizionato quasi 300 bottigliette in miniatura di urina finta in tutto il Metropolitan Museum of Art di New York come forma di protesta e appello al boicottaggio.

Un’altra presa di posizione di un certo peso è stata quella del sindaco di New York, Mamdani, che non solo ha declinato l’invito a partecipare all’evento, ma ha inaugurato Work of Art – Turning the lens on the workers that power fashion, una mostra che raccoglie una serie di ritratti firmati dalla fotografa Kara McCurdy. Una provocazione (volontaria?) per celebrare l’altra faccia della moda, quella meno scintillante e più polverosa, fatta di sarte, operai, magazzinieri, commessi, corrieri e tutti quelli senza la quale la moda non esisterebbe. Un manifesto politico dai contorni ben definiti che vuole ricordare che la storia della città – e della moda – non è fatta solo di riflettori e tessuti, ma anche e soprattutto di persone, delle loro storie e dei movimenti che, nel tempo, si sono costituiti per combattere per i diritti dei lavoratori e una moda giusta.

Tra contro-sfilate, un maxi schermo montato direttamente sulla casa di Bezos con testimonianze simili a minacce di ex-dipendenti dell’azienda, bottiglie sparse in giro ed il sindaco Mamdani assente, questa edizione dei Met Gala sarà ricordata come quella in cui la moda più frivola ed appariscente è scivolata sempre più in basso. Mentre la Moda, quella vera, ha ancora la voce, la forza e la creatività per farsi sentire.

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