Il futuro dell’IA nella moda, tra progresso e lavoro umano

3 weeks ago 64

In un futuro non troppo lontano le macchine sostituiranno gli umani in tutta una serie di lavori. Almeno così promettono le grandi società tecnologiche che stanno investendo ingenti capitali sulle intelligenze artificiali e sistemi di robotica. Ed effettivamente è una dimensione già presente in numerose attività, spesso meccaniche e ripetitive, che non hanno bisogno di troppi ragionamenti, bensì di ritmo e dati. Ma cosa succederà quando le macchine sostituiranno anche le mani in lavori prettamente manuali (ed artigianali)? Magari addestrate proprio da quelle mani che poi verranno lasciate a casa? È quanto sta succedendo in alcune fabbriche di abbigliamento indiane, dove gli operai svolgono i loro compiti con telecamere fissate in testa che riprendono ogni singolo movimento.

File di macchine da cucire, una dietro l’altra, con operai che eseguono operazioni manuali come quelle di tutti i giorni: prendere i pezzi dei capi tagliati, accoppiarli seguendo tacche e segni, metterli sotto la macchina, cucire, tagliare il filo e così via. Nulla di strano se non fosse che, nei video circolati in rete e presto diventati popolari, gli operai in questione avevano una telecamera fissata sopra la fronte. Una fascia per capelli singolare, un po’ spiona, in grado registrare tutti i movimenti umani. Da come piegare i tessuti a come tagliare correttamente, infilare la macchina, cambiare una bobina e cucire con un senso. Lo scopo di tutto ciò è raccogliere quante più informazioni è possibile per addestrare l’intelligenza artificiale attraverso l’apprendimento per imitazione (vedo come si fa e di conseguenza imparo come farlo). I dati immagazzinati andrebbero poi a costruire dei grandi database per insegnare successivamente alle macchine a svolgere compiti manuali complessi con la precisione umana. Ad un primo sguardo sembra effettivamente che i lavoratori stiano istruendo le macchine ad eseguire il proprio lavoro.

Una tecnica singolare che desta alcuni interrogativi di ordine pratico ed etico sul futuro del mondo del lavoro. Anziché affidarsi a complessi (e costosi) strumenti di motion capture, le aziende tecnologiche potrebbero avvalersi di questa “prospettiva umana” parecchio diretta per insegnare ai robot come eseguire azioni complesse osservando e imitando. La prima domanda che sorge spontanea è se i lavoratori in questione sappiano esattamente cosa stanno facendo o se sono stati tenuti a farlo (i diritti dei lavoratori nelle fabbriche di abbigliamento sono un aspetto molto spesso trascurato e trascurabile).

L’altro aspetto che fa riflettere è se la deriva dell’automazione nelle imprese tessili di confezione sia un’evoluzione o piuttosto l’ennesimo tentativo di rendere l’industria ancora più veloce a sfornare tonnellate di indumenti ogni giorno. E ancora: i robot saranno affiancati dagli esseri umani o questi ultimi verranno completamente sostituiti? A pensarci bene, con gli stipendi orari sotto al minimo sindacale, liberarsi di questi lavori potrebbe essere una benedizione; ma moltissime famiglie dipendono proprio da questo e farne del tutto a meno potrebbe portare a situazioni di disoccupazione e povertà preoccupanti. Se lo scopo dell’introduzione di macchine e tecnologia fosse quello di ridare agli esseri umani del tempo libero, magari accompagnato da un reddito di base universale, tutto ciò avrebbe un senso per il benessere delle persone. Ma le cose non stanno esattamente così.

Amazon, ad esempio, ha investito per anni nella creazione di sistemi robotici all’interno dei magazzini e, dall’ottobre del 2025, l’azienda ha implementato oltre un milione di robot nella sua rete operativa. Lavori ripetitivi e meccanici, come smistamento, imballaggio e spostamento merci (che non sono proprio la gratificazione lavorativa di un essere umano). Anche in questo caso la tecnologia è stata proposta in “affiancamento”, ma Amazon punta a raggiungere il 75% di automazione e nel giro di poco potrebbero non essere più necessarie circa 160mila persone solo negli Stati Uniti.

Eppure, per il momento, nemmeno l’AI può fare a meno delle mani e del saper fare umano, necessarie per la sua “formazione” in compiti semplici ma che necessitano di quella conoscenza che si acquisisce solo sul campo con moltissima pratica ed altrettanta pazienza. Per il settore moda (e non solo) rimane solo da capire se integrare questi strumenti in maniera trasparente e dignitosa o perpetuare il solito sistema di sfruttamento. Solo in versione iper-tecnologica.

The post Il futuro dell’IA nella moda, tra progresso e lavoro umano appeared first on L'INDIPENDENTE.

Read Entire Article