In Italia, la paga oraria delle donne nelle aziende private è inferiore del 17,4% rispetto a quella dei colleghi uomini. Il pay gap orario più alto nel nostro Paese è nel settore bancario e assicurativo (21,8%), nell’immobiliare (21%) e nelle attività legali, contabili, tecniche, di ricerca e sviluppo (23,4%).
Il divario salariale cresce con la qualifica. Secondo Eurostat le dirigenti italiane arrivano fino al 35% di gap.
Nel 2023 l’Ue ha approvato la direttiva 970/2023, che obbliga le aziende a rafforzare il principio di parità di retribuzione tra uomini e donne che fanno lo stesso lavoro o di pari valore, e a rendere trasparente i criteri con cui si pagano e promuovono i dipendenti. Ma la legge italiana di recepimento utilizza i contratti nazionali di lavoro come scudo: basta applicarne uno per esonerare l’azienda da ogni responsabilità sulla trasparenza dei salari. Peccato che il contratto nazionale dica qual è la paga base, ma nulla sui superminimi e i criteri con cui si danno le promozioni. Inoltre: ci sono contratti che in busta paga penalizzano le donne.
3 months ago
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