di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo
Era una notte buia e tempestosa. Questo, nel luogo comune, è l’attacco di qualsiasi tipo di narrativa – in specie se anglosassone – di cattiva o di facile qualità. Beh, questo incipit si deve a uno scrittore inglese che ai suoi tempi ebbe enorme successo: il barone Edward Bulwer-Lytton, politico importante, membro di vari gruppi che si ispiravano ai Rosacroce (ma non massone, come spesso si legge) e soprattutto, esoterista che espresse le sue idee in letteratura, attivo dagli anni ‘40 dell’Ottocento sino alla morte giunta a settant’anni, agli inizi del 1873.
Bulwer-Lytton in un libretto musicale dell'”Aroldo” di Verdi, opera del 1857 ispirata da un lavoro dello scrittore inglese. (da Wikimedia Commons – in pubblico dominio)Sua è anche un’altra“colpa” – una responsabilità che a noi però interessa molto, perché è all’origine di una lunga storia di credenze occultistiche che, in mille forme, è giunta fino a noi in modi che il barone Lytton non si sarebbe mai sognato. Lytton era già popolarissimo fra il pubblico per i polpettoni Gli ultimi giorni di Pompei (1834) e Rienzi, l’ultimo dei tribuni (1835), ma nel mondo degli esoteristi era piaciuto moltissimo un racconto successivo, Zanoni (1844), in cui descriveva un universo segreto, ricco di entità di ogni genere che accompagnavano la vita dei protagonisti e la loro ricerca iniziatica.
Letteratura, naturalmente, sia pure leggibile come allusione a una “realtà” da cogliere andando al nocciolo della storia e della quale, dunque, chi era capace avrebbe potuto nutrirsi. Niente, comunque, in confronto al modo in cui fu accolto un altro suo racconto a tema esoterico uscito nel maggio del 1871, poco più di un anno prima che morisse: La razza ventura.
La razza ventura e la sua energia
Pubblicato dietro anonimato a Londra, La razza ventura è narrato in prima persona dal protagonista, un giovane e ricco esploratore che, al fondo di una profondissima voragine in cui è finito, scopre un popolo assai strano, quello della civiltà di Ana. Questa città – gli viene raccontata dal primo individuo di quella gente che incontra – è costruita sotto terra, con magnifiche architetture simili a quelle egizie. I suoi abitanti hanno aspetto di angeli e ali di sfinge, pelle simile a quella degli amerindi e grandi occhi neri con sopracciglia a semicerchio. Sono i Vril-Ya, dotati di poteri paranormali, in grado di far cadere in catalessi gli altri, sanare il dolore, comunicare con la mente. Si sono rifugiati in un dedalo di tunnel e di enormi caverne dodicimila anni fa, a causa del Diluvio.
La loro società però è anche crudele. I Vril-Ya vivono in nuclei di dodicimila famiglie: ogni volta che una città eccede quei numeri, i sovrannumerari sono espulsi, e mandati a creare una nuova comunità, e così via.
Riescono a prosperare, e a godere di mille meraviglie, grazie al dominio della tecnica che dà loro un fluido di enorme potenza, l’energia Vril. Il suo uso è funzione dell’evoluzione spirituale dei Vril-Ya, e di ciò che hanno ereditato dai loro genitori – ma, sia chiaro, quella energia permette anche a un bambino di distruggere una città in un attimo.
Bulwer-Lytton disegna anche – a fini ironici, sia chiaro – un mondo in cui i matrimoni sono a tempo, di solito le donne non si risposano e l’iniziativa sessuale spetta a loro. E infatti, quando due delle donne Vril-Ya s’invaghiscono dell’esploratore, il padre di una di loro, per impedire che la sua razza rischi di mescolarsi sessualmente agli umani, organizza la sua uccisione. La ragazza, che era stata istruita dal padre perché uccidesse il terricolo, lo riporta invece in volo all’uscita dell’abisso che dà accesso al mondo dei Vril-Ya e, innamorata com’è, lo lascia andare, disobbedendo al padre.
Lui, tornato nel mondo, prima di soccombere a una strana malattia, riesce a lanciare un monito: quando il Mondo di Sotto sarà sovrappopolato, i Vril-Ya saliranno in superficie, imponendo il loro modo di governare. Se ci opporremo, ci stermineranno. L’ordine superiore di cui sono portatori, per noi può rivelarsi fatale.
Il Vril sbarca su Atlantide
Quando uscì, la critica lesse The Coming Race per ciò che era: letteratura, non priva di venature satiriche, opera di un esoterista, avvezzo a usare stilemi e motivi di quel tipo di ambienti. Ma, mentre per qualche decennio il libro diventava un fenomeno di massa, non tutti erano d’accordo. Fin da subito circolò la voce secondo cui lo scrittore sarebbe stato membro di qualche gruppo derivato dai mitici Rosacroce tedeschi del Seicento. Rapidamente, il Vril catturò l’immaginazione debordante di Helena Blavatsky, la fondatrice della Teosofia, destinata a influenzare in modo decisivo l’occultismo moderno. Già nella sua prima opera importante, Iside svelata (1877), Blavatsky descriveva il Vril come una forza misteriosa davvero esistente. Però fu undici anni dopo, nella sua opera principale, La dottrina segreta, che la madre della Teosofia diede vita a un’idea del Vril dalle conseguenze vastissime.
Blavatsky legò il Vril ad Atlantide, sostenendo che quell’energia, in grado di controllare l’intera natura, era quella che aveva permesso di costruire immense strutture agli atlantidei. I sopravvissuti al suo affondamento ne avevano passato i segreti a una catena di iniziati: dunque – ecco il primo punto – anche ad alcuni privilegiati del mondo moderno era possibile recuperarne i segreti.
Mancava però un pezzo importante, per permettere l’avvio della trasformazione definitiva del racconto letterario di Bulwer-Lytton in un mito adatto al Novecento: il legame fra Vril e super-tecnologie. Nel 1896, il teosofo scozzese William Scott-Elliott (1849-1919) pubblicò un libretto intitolato The Story of Atlantis, in cui il Vril diventava il sistema propulsivo per uno straordinario velivolo del passato: i potentissimi dirigibili degli atlantidei. Sebbene già nel racconto di Bulwer-Lytton ci fossero elementi interpretabili in senso tecnologico (per esempio, le bacchette del Vril, in grado di imbrigliare quella forza primordiale), fu Scott-Elliott a caratterizzare Atlantide e Vril-ya per i loro mezzi aerei.
Come ha notato Julian Strube, uno dei massimi studiosi del rapporto tra occultismo, nazismo e neonazismo, le interpretazioni tecnologizzanti dell’idea del Vril sono contemporanee alla scoperta da parte di teosofi ed esoteristi di alcuni dei grandi progressi della scienza di fine Ottocento: quasi subito li applicarono a quello che tanto li interessava. Quello che più di tutto bramavano era una nuova religione iniziatica che si fondesse con la tecnica dei raggi X, la telegrafia senza fili (cioè la radio), e, soprattutto, a quella nuova meraviglia rappresentata dai dirigibili a motore capaci di prestazioni elevate.
Alla fine dell’Ottocento l’eco del racconto di Bulwer-Lytton arrivò sui periodici di area occultistica e teosofica italiana. Intanto, però, il fascino del Vril aveva raggiunto anche l’occultismo di area tedesca – un fatto ben più importante, per questa vicenda.
L’arrivo in Germania
Il romanzo di Bulwer Lytton, scrittore di successo ben al di là della nicchia degli appassionati di occultismo, fu tradotto rapidamente in diverse lingue. Da noi uscì per la prima volta nel 1874 per l’editore Fratelli Dumolard di Milano sotto il titolo La razza dell’avvenire.
Per la nostra storia, però, ci interessa in particolare quanto accadde in Germania. Anche la prima edizione tedesca comparve nello stesso anno, a Lipsia, con un titolo simile, Das Geschlecht der Zukunft. Nei trent’anni successivi ci furono altre traduzioni tedesche, ma una è più importante, quella del 1922, perché fu promossa da uno dei maggiori occultisti della prima metà del Novecento, Rudolf Steiner. Il risultato fu che durante la Repubblica di Weimar, cioè nella Germania fra il 1918 e il 1933, periodo in cui in quel paese le idee occultistiche ebbero grande popolarità, l’idea del Vril era assai nota, e declinata in vario modo.
Nel 1930 in Germania comparvero due opuscoli, opera di un uomo che si firmava “Johannes Täufer”. Il primo si chiamava Weltdynamismus (“La dinamica del mondo”), l’altro, “Vril”. Die kosmische Urkraft (“Vril, la forza cosmica fondamentale”). L’autore si diceva esponente di un gruppo appena fondato, la RAG (Reichsarbeitsgemeinschaft – Das kommende Deutschland, “Società di Lavoro del Reich – La Germania dell’avvenire”). Täufer sosteneva che la RAG era riuscita a mettere a punto una super-tecnologia in grado di dominare l’energia fondamentale dell’universo, il Vril, che legava la struttura interna della Terra a questa energia cosmica, permettendo di fare di tutto. Nei suoi lavori, Julian Strube ha dimostrato che la sostanza di queste idee è ripresa da quelle di uno pseudo-inventore austriaco attivo in quegli anni, Karl Schappeller (1875-1947).
Schappeller era un personaggio tipico di quegli anni: alle affermazioni secondo le quali aveva scoperto la Raumkraft, l’Energia dello Spazio in grado di far funzionare motori incredibilmente potenti, univa quelle per le quali le sue macchine erano in grado di trasformare il piombo in oro, un po’ come pretendeva di fare in quegli stessi anni un curioso personaggio attivo soprattutto in Italia e in Francia, Zbigniew Dunikowski, di cui ci siamo occupati in passato.
A vari studiosi appare plausibile che il “Johannes Täufer” autore degli scritti del gruppo RAG fosse qualcuno che agiva sotto pseudonimo. Il candidato principale all’anonimato è l’esoterista e teosofo che dirigeva la piccola casa editrice che ne pubblicò gli articoli, Otto Wilhelm Barth (1882-dopo il 1930). Quel che più conta, però, è che in quel modo il Vril diventò un’energia che non serviva soltanto per dare potenzialità infinita alla psiche umana, ma per migliorare all’infinito la tecnica e le macchine.
Nuova energia per l’energia segreta
Una gran parte (non tutto) di quello che di “esoterico” da decenni si attribuisce al nazismo è in realtà un’elaborazione post-bellica. In altri termini, è stato pensato, inventato, dedotto in maniera impropria dopo la Seconda Guerra Mondiale: prima, quando il nazismo era in vita e al potere, ci furono singoli e ambienti del regime interessati a quelle cose; ma, sia chiaro, si trattò di circostanze complessivamente marginali, rispetto alla realtà di eventi e organizzazioni di ben altra portata messi in opera dalla tirannia di Hitler.
Il Vril non fa eccezione: anzi, si tratta di un caso esemplare della tendenza che abbiamo appena descritto. L’inizio del successo planetario del Vril – un Vril del tutto trasfigurato rispetto a quello inventato dal povero barone Lytton nel 1871 – fu quasi involontario, e risale al 1947.
WIlly Ley (a destra), nel 1954 con lo scienziato missilistico Wernher von Braun (al centro), e il dottor Heinz Haber, medico aeronautico. (da Wikimedia Commons – fonte NASA, in pubblico dominio).In quell’anno, Willy Ley (1906-1969), un tedesco che agli inizi della carriera, sotto la Germania nazista, si era dato ai primi esperimenti di missilistica ma poi era fuggito negli Stati Uniti, cominciò a occuparsi di divulgazione scientifica (collaborò anche con la NASA), lavorando poi nel cinema e nella fantascienza.
Fu proprio su una rivista di fantascienza, Astounding Science Fiction, che nel maggio del 1947 Ley pubblicò un lungo articolo, Pseudoscience in Naziland, in cui, per attaccare il defunto regime nazista, esagerava la portata del peso delle credenze pseudoscientifiche in quell’ambito, a volte – senza volerlo – riportando dicerie, dettagli inesatti e vicende di cui aveva sentito parlare in modo indiretto mentre era ancora in Germania. Fu così anche per il Vril.
Per Ley, a Berlino era esistito un gruppo segretissimo che, sulla base del romanzo dell’inglese, si era dato alla ricerca affannosa del Vril: lo scrittore li prendeva in giro, ma, al tempo stesso, magnificava la portata della storia. Oggi i migliori studiosi dell’esoterismo pseudo-nazista (J. Strube, N. Goodrick-Clarke, P. Töpfer) ritengono che il tenebroso gruppo descritto da Ley fosse il RAG, di cui vi abbiamo detto sopra e che – si noti bene – fu un prodotto della libertà di pensiero della Repubblica di Weimar, ossia della Germania democratica che i nazisti distrussero nel 1933, appena giunti al potere, non del loro mondo. Come molte altre espressioni del mondo dell’occultismo, il nazismo soppresse e perseguitò molti circoli di persone “strane”: non le favorì affatto (con qualche eccezione, e a fasi alterne, come accadde in primo luogo con l’Ahnenerbe, l’istituto per ogni idea bislacca, attivo nell’ambito delle SS, vero stato nello stato).
Quello che ci interessa di più, tuttavia, è che l’articolo di Ley fu probabilmente lettissimo da persone che da lì a poco sarebbero diventati i primi appassionati del nuovo mistero del secolo: i dischi volanti, comparsi da lì a meno di due mesi nelle prime cronache americane. Molti fra costoro venivano dal mondo dell’occulto: per questo furono attratti dal connubio fra l’idea della super-energia e quelle sui gruppi segreti di iniziati/scienziati/esseri superiori. Sia chiaro: parecchi altri appassionati alla questione Ufo appena nata non si sognavano nemmeno di considerare argomenti del genere; ma, alla lunga, anche costoro furono travolti dalla forza del mito sorgente.
Nel settembre del 1953 uscì A bordo dei dischi volanti, il primo libro del “contattista” George Adamski, che diceva di incontrarsi con abitanti di Venere e di altri pianeti del sistema solare. I suoi racconti ebbero subito riscontro mondiale, ma in realtà quel libro era occupato in gran parte dallo scritto di un personaggio ancora più importante di lui: il nobile e occultista britannico Desmond Leslie (1921-2001), che spiegava diffusamente l’idea che i dischi volanti fossero presenti sulla Terra da millenni e che, soprattutto, avessero avuto rapporti con civiltà scomparse e con gruppi di iniziati. Leslie introduceva in questa linea anche il Vril, legandolo ad Atlantide e ad altre civiltà scomparse, come Lemuria e Mu, e alla propulsione dei loro super-velivoli, predecessori degli Ufo che si vedono oggi nei cieli.
Ufo e Vril, dunque: il nuovo virus era inoculato e, come succede di norma in ufologia, gli anticorpi erano deboli e malaticci per reggere.
Nel 1960 il bestseller francese Il mattino dei maghi, di Louis Pauwels e Jacques Bergier, la cui influenza sul mondo dell’esoterismo contemporaneo non sarà mai troppo esagerata, completò l’opera.
A quel punto non si trattava più nemmeno di promuovere il Vril a energia per far volare aeronavi atlantidee o, magari, dischi volanti manovrati da nazisti sopravvissuti alla sconfitta in qualche angolo remoto del pianeta: si trattava di avanzare l’idea che l’intero Terzo Reich fosse direttamente collegato ad entità soprannaturali di tipo
malvagio. Per questo, distorcendo ulteriormente il lavoro di Ley, quello del 1947, Pauwels e Bergier giunsero (non è chiaro quanto ironizzando su queste cose) a una “Società del Vril”, il cui scopo sarebbe stato quello di forgiare una vera e propria alleanza fra il circolo di Hitler e oscure forze sataniche. Questa linea narrativa è diventata popolarissima dagli Anni 60 in poi, ed è per questa strada che, alla fine, il Vril ha assunto un ruolo sempre più rilevante. È il caso dello scrittore britannico Trevor Ravenscroft (1921-1989), con La lancia del destino (1972), o dell’irlandese James Herbert Brennan (1940-2024) con Occult Reich (1974).
Il ritorno del Vril: i nuovi Ufo nazisti e i loro promotori
Il nuovo boom del Vril però doveva ancora arrivare. Il momento giunse nella prima metà degli Anni 90, quando un sotto-mito assolutamente marginale dell’ufologia, quello dei dischi volanti inventati dai nazisti (lo ha raccontato su Query il massimo studioso della questione, Maurizio Verga), inaspettatamente cominciò a uscire da un giro minuscolo di credenze estreme per approdare a un pubblico più vasto, soprattutto a quello giovanile. Tornava in maniera prepotente la pubblicistica esoterica di area tedesca, ma, in questo caso, con una connotazione politica che, pur presente nel passato, non era mai stata così forte.
Nel 1992, a Vienna la casa editrice esoterica Tempelhof pubblicò Das Vril-Projekt. Der Endkampf um die Erde (“Il Progetto Vril. La battaglia finale per la Terra”) in cui Norbert Jürgen-Ratthofer e Ralf Ettl (soprattutto quest’ultimo) portavano a compimento un processo di riscrittura della storia del Vril che avevano iniziato già da alcuni anni, inserendolo definitivamente nell’alveo dell’ufologia estrema e in quello dell’esoterismo della destra radicale. Si tratta di un punto fondamentale per capire che cosa è successo. Nei primi Anni 90 Ettl fece da ponte, unendo da un lato circoli viennesi già intenti da decenni a una lettura esoterica degli Ufo secondo i canoni della destra estrema e, dall’altro, il pubblico di massa. A modo suo, Ettl è stato un piccolo genio della comunicazione.
Nella narrazione di Das Vril-Projekt il fluido immaginato da Bulwer-Lytton nel 1871 è ormai del tutto svanito. Secondo la versione iperbarocca di Jürgen-Ratthofer ed Ettl, la “Società del Vril” era nata dalla Società Thule, un gruppo esoterico tedesco che visse davvero per breve tempo alla fine della Prima Guerra Mondiale e che oggi è ben noto agli storici – quelli veri – per il ruolo che alcuni suoi membri ebbero nella primissima formazione dei gruppi politici che poi condussero alla nascita del Partito nazionalsocialista.
Ma con questi due scrittori il transito dalla fantasia alla fantascienza è rapido. Nei primi Anni 20 del Novecento alieni provenienti dalla stella Aldebaran stabiliscono un contatto telepatico con alcune persone che poi diventeranno membri delle SS e gli danno delle istruzioni per costruire un’astronave discoidale, la Jenseitsflugmaschine (“Macchina Volante dell’Al di là”). Alla fine nel, nel 1945, quando la sconfitta del Terzo Reich è imminente, i membri della Società del Vril raggiungono Aldebaran, grazie a una versione migliore del disco volante, la V-7. Poi realizzano altri modelli di disco volante, il “Vril” e l’“Haunebu” e, dopo la resa della Germania, rimasti isolati, si rifugiano in una base segreta dell’Antartide. In questa nuova mitologia wagneriana, il Vril è l’energia che questi superuomini sono in grado di dominare.
Jürgen-Ratthofer ed Ettl, però, sono accorti non soltanto sotto il profilo testuale, ma anche sotto quello dell’immaginario visivo. Nel loro libro, infatti, riproducono una serie di disegni, probabilmente elaborati a fine Anni 80 da alcuni loro sodali, che costituiscono l’evoluzione di una delle icone per eccellenza della visionarietà Ufo classica: il ricognitore venusiano ideato nel 1952 dal “contattista” americano George Adamski. Gli schemi dei Vril, degli Haunebu e degli altri velivoli interstellari dei nazisti spaziali dipendono in maniera diretta dalle rappresentazioni dei “ricognitori” popolarizzati a suo tempo da Adamski.
Ciò detto, Query Online non è la sede opportuna per addentrarsi oltre, in questo universo incredibilmente complesso e inquietante. Ci soffermiamo soltanto su due altri sviluppi del lavoro seminale di Jürgen-Ratthofer ed Ettl.
Il primo è quello fondamentale. Il Vril versione Ventunesimo secolo non ci sarebbe, se le invenzioni di cui si è appena detto non fossero state rilanciate da un altro scrittore tedesco, stavolta uno davvero di successo: Jan Udo Holey, spesso noto sotto lo pseudonimo di Jan van Helsing. Almeno stando ad alcune analisi, Holey condividerebbe le stesse idee di alcuni gruppi esoterici della destra radicale.
Holey si occupa ampiamente del Vril delle astronavi naziste di Aldebaran in un libro del 1993, Geheimgesellschaften und ihre Macht im 20. Jahrhundert (“Le società segrete e la loro potenza nel 20° secolo”), che in pochi anni vendette più di centomila copie, e poi in uno del 1997, Unternehmen Aldebaran (“Operazione Aldebaran”). Quest’ultimo scritto amplia ancora di più la parte ufologico-delirante del primo, con descrizioni di dettaglio delle basi dei velivoli propulsi dal Vril, che si trovano sotto i ghiacci dell’Antartide – un vecchio topos del genere, comparso in origine nel 1950.
In questo modo, si era aperta la strada al Vril come fenomeno di massa. Ne accenneremo in chiusura.
Maria Oršić, la valchiria del Vril
Quella del Vril è (anche) una saga con personaggi principali, sottotrame e sviluppi semi-autonomi. È questo uno dei modi in cui chi inventa queste storie si garantisce via via fette di pubblico nuove. Rimanendo un racconto statico, prima o poi rischierebbe di perdere vigore. Cose come il Vril, invece, sono opere aperte – apertissime – alle quali non solo è lecito, ma desiderabile aggiungere nuovi pezzi, anche incoerenti con i precedenti. La comparsa di veri e propri spin off a volte non è ben accetta da una parte dei fan di simili storie, ma, nel complesso, queste rielaborazioni, anche se precarie e appiccicaticce, alla lunga si rivelano efficaci.
Proprio uno spin off della storia del Vril in versione post-moderna e scivolosamente neonazista è la comparsa di un personaggio femminile in un universo maschile: Maria Oršić.
Questa figura è stata introdotta nel 1992 da Norbert Jürgen-Ratthofer e Ralf Ettl nel loro Das Vril Projekt. Secondo loro, questa donna sarebbe stata una medium croata, di Zagabria, le cui eccezionali capacità sarebbero state fondamentali per permettere i rapporti telepatici con gli alieni di Aldebaran. Nel libro dei due tedeschi, tuttavia, Maria Oršić (menzionata in seguito anche come “Ortisch”) è ancora un personaggio minore. È soltanto alla fine degli Anni 90 che in rete ha cominciato a circolare un documento che, partendo da Das Vril Projekt, ha ampliato a dismisura il ruolo della presunta medium. Da allora questo personaggio ha assunto un ruolo decisivo per il rilancio in chiave neonazista della saga del Vril.
Forse la prima immagine della fantomatica eroina nazista Maria Oršić: circola dai primi Anni 90 su pubblicazioni cartacee e sul web, in versioni sempre nuove.In questo caso Oršić è una viennese che, intorno al 1920, fonda a Monaco di Baviera una “Società Pan-tedesca per la metafisica” e, insieme (si noti bene) ad altre donne, entra nella Società del Vril. In quell’ambito si dimostra in grado di dominare la misteriosa energia, giocando poi un ruolo importante nel decrittarne i segreti, quelli che condurranno alla costruzione dei super-dischi volanti con la svastica.
Con l’inizio del Ventunesimo secolo, lentamente ma inesorabilmente, Maria Oršić ha assunto una crescente popolarità fra alcuni ambienti esoterici il cui orientamento politico è a volte del tutto trasparente. Lo si potrà constatare sfogliando libelli come quello di Sven Peters, Verschwiegene Existenz – Leben der Maria Ortisch (“Un’esistenza segreta – La vita di Maria Ortisch”, edizioni Argo, Marktoberdorf, Germania, 2008).
Questa ulteriore reinvenzione del Vril è di grande interesse per la storia delle idee. “Maria Oršić”, di cui circolano persino le foto, come si vede è rappresentata come una donna dall’aspetto nord-europeo, con i capelli molto lunghi. Quest’ultimo particolare potrà apparire marginale, ma così non è, per la costruzione del personaggio. È a partire dalle versioni comparse alla fine degli Anni 90 che la medium e le sue socie sono descritte come donne che, nella Germania libera e democratica della Repubblica di Weimar, si oppongono con tutte le loro forze alla moda dei capelli “alla maschietta”, cioè corti, di foggia maschile. Un personaggio costruito interamente intorno all’idea di un empowerment femminile da destra radicale – una figura di guerriera nordica dai poteri psichici immensi, tali da consentire – solo dopo che queste donne hanno agito per prime – agli uomini di creare una tecnica bellica superiore a qualsiasi altra.
Gli storici di professione storceranno il naso, ma a noi è parso che chi ha creato il personaggio di Maria Oršić possa essersi ispirato, per certi versi, a una donna nazista realmente esistita: Hanna Reitsch (1912-1979), mitica figura di fanatica hitleriana, ma anche pilota eccezionale di velivoli di ogni genere. Nel 1943, Reitsch fu addirittura collaudatrice di una folle versione pilotata del primo missile da crociera di successo, la super-arma V-1, dunque prima donna al mondo a pilotare aerei da guerra a reazione e, si noti bene, sin dagli inizi sotterranea avversaria della misoginia del nazismo. Con la sua smania per macchine volanti sempre più potenti, funse da raro, inconscio contraltare pubblico di un universo rigidamente maschile come quello hitleriano.
Dopo la guerra, anche Reitsch, senza che lo volesse, è stata circonfusa da un’aureola mitologica da parte di alcuni ambienti dell’estrema destra europea, e, probabilmente, è divenuta specchio per un certo numero di donne che, dopo la catastrofe, in quelle ideologie continuavano a riconoscersi.
Un Vril per tutti
Il Vril, energia fondamentale nata nell’Inghilterra vittoriana sulla scia di idee simili, come la forza odica del barone von Reichenbach comparsa nel 1845 in Germania e che fu poi ritenuta causa delle supposte facoltà dei medium, ha dunque completamente cambiato natura.
Oggi è un fenomeno di massa la cui presenza potrete constatare voi stessi con due clic su Google. Così, si incrociano riferimenti culturali alti, come nel caso di Oh! You Pretty Things!, di David Bowie, che, attento al pensiero occultistico, nel 1971 usa The Coming Race per dire ai genitori del suo tempo guarda ai tuoi figli… Sono l’inizio della razza ventura. Oggi, però, c’è c’è ben altro. Modellini dei dischi volanti nazisti “vriliani” completi di svastica sulla cupola, videogiochi, gif, graphic novel, racconti. Tutti o quasi figli della rilettura post-Anni 80 di questo mito esoterico ottocentesco e, quasi tutti, anche se in maniera inconsapevole, non innocenti. Non innocenti, perché sono uno dei mille veicoli attraverso i quali l’estetica dell’estrema destra è stata normalizzata nella cultura occidentale recente.
E, come diceva Wittgenstein, etica ed estetica sono una cosa sola.
Ricontestualizzare in maniera seria Bulwer-Lytton e la storia della sua invenzione di maggior successo, il Vril, è possibile, ed è stato fatto da tempo. Per quanto riguarda l’autore di The Coming Race, un esempio è il lavoro di Angelica Palumbo, Edward Bulwer-Lytton e la letteratura alchemica inglese (1984), ma, soprattutto, per capire come sia stato possibile che il Vril diventasse quello che abbiamo visto, lo studio definitivo è quello del tedesco Julian Strube, Vril. Eine okkulte Urkraft in Theosophie und esoterischem Neonazismus (2013).
Rigore storiografico, spiegazione adeguata, filologia, non sono passatempi per anime belle o per coltivatori di petunie. Sono strumenti. Servono a tante cose – servono anche, se non a far sparire, almeno a vedere l’abisso in cui, giocherellando con idee insane malamente travestite da rivelazioni, possiamo precipitare. Come è successo col Vril.
Immagine in evidenza: Un “UFO nazista” del tipo Vril, entrato nell’immaginario ufologico più estremo negli Anni 80 del Novecento. Illustrazione da Wikimedia Commons, di Nesnad, rilasciata in licenza CC0 1.0 Universale.

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