La scuola pubblica spagnola scende ancora una volta in piazza per chiedere più diritti e salari adeguati. Nel corso degli ultimi mesi il settore dell’istruzione in varie comunità autonome del Paese ha iniziato uno sciopero indefinito con l’obiettivo di opporsi a un contratto collettivo che prevede aumenti salariali irrisori e una mala gestione del contesto classe.
Tutto ha avuto inizio lo scorso marzo in Catalogna: dopo varie manifestazioni protrattesi nel corso del 2025, professori e professoresse hanno ripreso la lotta sindacale con maggiore vigore, con l’intenzione di non portare a termine l’anno scolastico. Già nel febbraio di quest’anno 70.000 persone avevano manifestato nella capitale catalana per protestare contro alcune questioni che, secondo le associazioni sindacali, peggiorano profondamente la qualità dell’insegnamento e la dignità del contesto lavorativo.
Foto di Armando NegroDa un punto di vista salariale il corpo docente chiede un adeguamento degli stipendi davanti all’incremento dell’inflazione e al calo drastico del potere d’acquisto. Invece, da un punto di vista pedagogico, viene denunciato un grave squilibrio nella proporzione tra insegnanti ed alunni, fattore che rende la Catalogna una tra le regioni con la ratio più alta dell’intero contesto europeo. A questo si aggiunge una richiesta chiara: investire di più nel settore dell’istruzione, considerando in particolar modo la necessità di avere strumenti e preparazione migliori per attuare modelli educativi basati sull’inclusività (come richiesto dalle istituzioni catalane) e poter così rispondere ai bisogni di ogni studente indipendentemente dalle difficoltà pedagogiche.
Se inizialmente l’intero arco sindacale ha difeso in maniera compatta gli interessi del settore, solo alcune settimane dopo le grandi manifestazioni, i due sindacati maggioritari Comisiones Obreras (CC.OO.) e Unión General del Trabajo (UGT) hanno firmato un nuovo contratto avanzato dal Dipartimento dell’Educazione catalano per porre fine alle mobilitazioni.
Sebbene il patto avrebbe potuto rappresentare un’opportunità di distensione, questo si è rivelato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Difatti, come denunciato dagli altri sindacati coinvolti nella questione (USTEC-Stes, CGT e Intersindical), l’accordo sarebbe avvenuto “alle spalle” delle altre sigle e avrebbe avuto l’obiettivo di porre fine alla questione senza coinvolgere l’intero settore in lotta.
È bene specificare che, nonostante CC.OO. e UGT siano i due sindacati più grandi all’interno del contesto lavorativo spagnolo, in questa lotta rappresentano poche migliaia di persone e sono considerati “minoritari” rispetto alle altre associazioni. Pochi giorni dopo la firma dell’accordo, 100.000 persone hanno riempito le strade di Barcellona per protestare contro di esso e contro il “tradimento” degli ex compagni di lotta.
Secondo quanto definito dal nuovo accordo, Governo catalano e sindacati avrebbero concordato un aumento salariale di 400 euro da distribuire in quattro anni ma, secondo CGT, questo corrisponderebbe al complemento che ogni comunità autonoma destina già ai lavoratori.
Davanti al silenzio delle istituzioni, dal primo maggio i vari settori della scuola pubblica, dal liceo agli asili nido, sono entrati in sciopero e hanno condotto iniziative in tutto il territorio catalano, con decine di migliaia di persone scendere in piazza nelle principali città della regione. Alle questioni sindacali, inoltre, si è aggiunta la protesta, partecipata da insegnanti e alunni, contro la presenza di agenti dei Mossos d’Esquadra (la polizia autonomica) in borghese all’interno degli istituti scolastici. Questo piano pilota, approvato dal governo catalano, prevede lo spiegamento di forze di polizia all’interno di quattordici scuole considerate “conflittive” ed è stato rapidamente rifiutato dalla maggioranza degli istituti inclusi nel programma. Inoltre, durante i primi giorni dello sciopero, alcuni affiliati alla CGT hanno denunciato la presenza di agenti infiltrati durante le assemblee del corpo docenti e in altre manifestazioni del settore.
Foto di Armando NegroAl momento la mobilitazione ha portato al raggiungimento di un pre-accordo con il Governo che prevede l’aumento di 173,30 euro al mese per quattro anni e l’inserimento di cinquemila cattedre: la cifra non soddisfa il sindacato, che lamenta la necessità di raggiungere il 6% del PIL da destinare all’educazione, come richiesto nel 2017 dal Local Education Council.
Davanti alla mobilitazione che ha reso protagonista la Catalogna, la Comunità Valenziana non è rimasta a guardare. Dall’11 maggio, il settore dell’istruzione valenziano ha iniziato uno sciopero indefinito che, nel primo giorno di mobilitazione, ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone e un’adesione superiore all’80%. Le cause della protesta non differiscono particolarmente rispetto a quelle dei colleghi e delle colleghe in Catalogna: adeguamento salariale, ratio e protocolli per l’inclusività. La situazione, già critica, ha generato lo sgomento del sindacalismo e della politica spagnola in seguito alla diffusione del video dell’aggressione ingiustificata di un’agente della Policía Nacional ai danni di una manifestante di 68 anni presente alla protesta pacifica organizzata durante la riunione tra sindacati e governo valenziano. Le violenze della polizia, però, non sono un episodio isolato: nelle scorse settimane sono circolate immagini simili provenienti da Valencia e da Madrid, sempre in occasione di manifestazioni pacifiche. Intanto, anche nella comunità madrilena, i sindacati e le organizzazioni di base hanno annunciato scioperi indefiniti per l’inizio dell’anno scolastico 2026/27.
A pochi giorni dalla fine dei corsi, il settore dell’istruzione pubblica non intende cedere di un passo davanti alle proposte avanzate dal governo e considerate insufficienti dai sindacati. Davanti a quest’impasse e lontano dal raggiungimento di un accordo valido, non si esclude che la mobilitazione possa ripartire con forza già dal prossimo settembre. La pausa estiva sarà con tutta probabilità la quiete prima della tempesta.
The post In Spagna migliaia di persone protestano da un mese per l’istruzione pubblica appeared first on L'INDIPENDENTE.
1 week ago
45

