Soltanto nel 2025, 6.539 persone hanno vissuto una detenzione incompatibile con la dignità umana. A denunciarlo è l’associazione Antigone, che ha raccolto e pubblicato le informazioni provenienti dai Tribunali di Sorveglianza. Nel mirino dell’associazione, che ha collocato le carceri italiane al di fuori del perimetro della «legalità costituzionale», è finito il sovraffollamento penitenziario, terreno fertile per la violazione dei diritti umani. La maggior parte dei ricorsi accolti dai Tribunali di Sorveglianza riguarda infatti il mancato rispetto, in cella, dello spazio minimo di 3 metri quadrati a persona. I casi riconosciuti sono aumentati in modo costante negli ultimi anni, passando dai 3.115 del 2018 ai 6.539 dell’anno scorso. Per il 2026 non si registrano cambi di rotta nella gestione penitenziaria: a fine aprile, nelle carceri italiane, erano presenti oltre 64mila persone, 13mila in più rispetto ai posti effettivamente disponibili.
Era il 2013 quando la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), con la sentenza Torreggiani, condannò l’Italia per le condizioni inumane delle sue carceri. I giudici europei accertarono che il sistema penitenziario italiano violasse l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, secondo cui «nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti». La norma fa eco all’articolo 27 della Costituzione italiana: «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato», ossia al suo reinserimento sociale.
La sentenza pilota della CEDU puntava a ricomporre il danno per circa 4mila ricorsi presentati contro il trattamento degradante subito durante la detenzione. Si aprì così una stagione di riforme che, a dispetto della retorica utilizzata, non è stata capace di raggiungere il suo obiettivo. «Oggi i numeri sono peggiori: nel 2025 i Tribunali di sorveglianza hanno accolto 6.539 istanze da parte di persone detenute, riconoscendo loro condizioni contrarie all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo», sottolinea Antigone. La maggior parte dei ricorrenti ha vissuto la detenzione in uno spazio inferiore alla superficie minima pro capite, fissata dalla giurisprudenza a 3 metri quadrati per detenuto. Per ricomporre il danno di questa e di altre violazioni, i Tribunali di Sorveglianza hanno dispensato risarcimenti economici e sconti di pena.
Tra il 2018 e il 2025 sono stati quasi 37mila i detenuti che si sono visti accertata la violazione del diritto a un trattamento dignitoso. «Si tratta di numeri drammatici che aumentano all’aumentare del sovraffollamento. A fine aprile 2026 il sistema penitenziario italiano è tornato a contare oltre 64mila persone detenute, con una crescita costante che ha portato il paese a superare un limite che non era stato più raggiunto proprio dagli anni che costarono all’Italia la condanna della Corte europea», aggiunge Antigone. In 73 istituti penitenziari il tasso di sovraffollamento ha raggiunto la soglia del 150%, che in 8 casi supera il 200%. Contando tutte le strutture, si registra un tasso medio pari al 139,1% della capacità detentiva. Nel puntare il dito contro l’attuale sistema penitenziario — segnato da sovraffollamento, carenza di servizi, suicidi e recidiva — Antigone lancia una petizione e chiede una nuova stagione di riforme che metta al centro la dignità dell’individuo.
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