Lasciate in pace i (pochi) Mufloni dell’Isola del Giglio!

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Muflone (Ovis aries musimon)

La vicenda dei Mufloni sulle Isole dell’Arcipelago Toscano appare proprio l’emblema della stupida presunzione umana nel voler fare il bello e il cattivo tempo in campo naturalistico.

Nel novembre 2021, un accordo fra il Presidente dell’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano Giampiero Sammuri e l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, sembrava aver risolto una vicenda a dir poco paradossale: l’eliminazione dei pochi esemplari di Muflone rimasti sullIsola del Giglio a fucilate condotta da un Ente Parco.

Le battute di caccia sarebbero state sospese con l’obiettivo di trovare un accordo per la rimozione completa incruenta dell’ungulato.

In quell’occasione il Presidente del Parco naturale regionale di Migliarino-San Rossore Lorenzo Bani si era proposto per l’acquisizione dei Mufloni dell’Isola del Giglio, pur avendo sulla coscienza ben 1.300 Daini (Dama dama) uccisi nel 2020.

Avrebbe dovuto essere l’atto finale della presenza dell’ungulato nell’Arcipelago Toscano, dov’era stato introdotto a fini venatori nei decenni scorsi.

Con gli anni, senza nemici naturali a parte l’uomo, i Mufloni si erano moltiplicati con gli ovvi effetti sulla biodiversità, sulla vegetazione e sulle coltivazioni agricole.

Mufloni (Ovis aries musimon)

Il Progetto LIFE Lestgo Giglio (finanziato con 1.6 milioni di euro di fondi comunitari) prevede il ristabilimento degli equilibri ecologici anche con l’allontanamento del Muflone dall’Isola del Giglio.  Dalla primavera del 2021 sono stati già trasferiti sulla terraferma toscana 20 esemplari sui 70-80 viventi sull’Isola.

Ma da anni ci sono interventi sui Mufloni dell’Arcipelago: “in 25 anni di esistenza il parco dell’Arcipelago Toscano ha abbattuto 2100 mufloni tra Elba, Giglio e Capraia. Al Giglio in particolare 97 in 10 anni”.

Un piccolo gruppo di sedici Mufloni era già stato salvato, a partire dal 2018, dall’Associazione Irriducibili Liberazione Animale mediante trasferimento in oasi della Penisola.

La popolazione di Muflone (Ovis aries musimon),introdotto per scopi venatori[1] sull’Isola d’Elba, nel Comune di Marciana, negli anni ’80 del secolo scorso, si era riprodotta notevolmente: dopo l’adozione di diversi piani di cattura o abbattimento selettivo eseguiti negli anni scorsi – vi sarebbero tuttora 500-600 esemplari, con vari effetti negativi su vegetazione e colture agricole.    

Il 30 maggio 2016 il Consiglio direttivo dell’Ente parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ha deliberato un atto di indirizzo finalizzato alla predisposizione di un piano di completa eradicazione del Muflone dall’Isola d’Elba, in quanto specie non autoctona.

Mufloni (Ovis aries musimon)

La situazione delle popolazioni originarie autoctone di Muflone della Sardegna e della Corsica, invece, non è delle migliori, tanto da esser tutelate con stringenti misure normative per la rarità[2]: in Sardegna si stimano complessivamente circa 6 mila esemplari sparsi in areali (Asinara, parte del Limbara, Capo Figari, Supramonte-Gennargentu, Tonneri, Monte Albo, Pabarile-Montiferru, Monte Arci, Sette Fratelli) limitati e non collegati fra loro (vds. I.S.P.R.A., Linee guida per la gestione degli Ungulati, 2013)[3], mentre in Corsica si stimano 400-600 esemplari, presenti soprattutto nelle riserve naturali di Bavella e di Asco.

Per venir incontro alle varie esigenze e per e, soprattutto, alla salvaguardia di una delle più caratteristiche e rilevanti specie selvatiche del Mediterraneo, il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) aveva coinvolto (3 giugno 2016) il Ministero dell’Ambiente, la Regione autonoma della Sardegna, la Comunità territoriale della Corsica, la Regione Toscana, l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (I.S.P.R.A.), l’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano.

La proposta era la predisposizione – con il sostegno di fondi comunitari – di un vero e proprio piano di trasferimento dei Mufloni dall’Elba a idonee aree di reintroduzione in Sardegna e in Corsica.   Un vero e proprio ritorno a casa.

Purtroppo, non ha avuto accoglimento favorevole.

Infatti, le risposte pervenute non sono state confortanti. Anzi.

Mufloni (Ovis aries musimon)

L’I.S.P.R.A. ritiene (nota prot. n. 39341 dell’1 luglio 2016) che “oggi le maggiori minacce per il Muflone sardo sono rappresentate dal bracconaggio, dall’allevamento ovino allo stato brado e dal randagismo canino” e che “la conservazione del Muflone sardo debba essere perseguita in via prioritaria attraverso la rimozione delle principali minacce nell’areale sardo piuttosto che attraverso immissioni di soggetti provenienti da altre aree del Paese. Inoltre, un’eventuale traslocazione di esemplari dall’Arcipelago Toscano alla Sardegna richiederebbe un’attenta selezione dei soggetti da traslocare, sia in termini di rapporto classi di età e di sesso, sia assicurando l’idoneità sanitaria e genetica degli esemplari da traslocare”, riguardando un numero comunque ridotto di esemplari rispetto all’obiettivo dell’eradicazione o quantomeno forte riduzione, oggi prescritte dalle normative in materia (leggi n. 221/2015 e n. 116/2014, D.M. Ambiente 19 gennaio 2015).

La Regione autonoma della Sardegna – Assessorato della difesa dell’ambiente (Servizio tutela della natura e politiche forestali) ha comunicato (nota prot. n. 12887 del 4 luglio 2016) che “un’eventuale traslocazione di mufloni dall’Isola d’Elba non risulta un’opzione tecnicamente accettabile per la conservazione della popolazione sarda.  Si sottolinea che un’eventuale immissione andrebbe preceduta dalla rimozione delle numerose minacce per la specie … che hanno un ruolo importante nell’impedire l’ulteriore incremento della consistenza e della distribuzione, e da un’attenta analisi genetica e sanitaria, che escluda rischi di effetti negativi sulla popolazione sarda”.

Lo stesso Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ritiene (nota prot. n. 5353 del 30 giugno 2016) che non vi siano le condizioni per discostarsi dalle “operazioni in essere di drastica diminuzione, fino all’eradicazione, nelle isole dell’Arcipelago Toscano della specie aliena Ovis aries, minaccia per gli ecosistemi dell’area protetta, così come ribadito dalle norme in materia”. Le operazioni sono previste da uno specifico piano di gestione con parere favorevole I.S.P.R.A. e costituiscono “un obiettivo prioritario” per il Parco.

Cisto (Cistus)

In queste settimane hanno ripreso vigore le intenzioni dell’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano di far fuori gli ultimi Mufloni rimasti sull’Isola del Giglio.

Come evidenziato dalla Società Italiana per la Storia della Fauna, “intorno alla metà degli anni cinquanta del secolo scorso, fu raccolto sul Giglio un nucleo di mufloni per iniziativa di alcuni dei più importanti zoologi italiani dell’epoca (Alessandro Ghigi, Augusto Toschi, Renzo Videsott e Ugo Baldacci), preoccupati che la specie fosse ormai prossima all’estinzione in Corsica e Sardegna. Da allora, gli animali sono stati ospitati in una zona recintata del promontorio del Franco da cui, negli ultimi decenni, alcuni individui sono fuoriusciti a causa dell’incuria e dei vandalismi subiti dalla recinzione”.

Da allora, comunque, nessun censimento noto, nessun effettivo riscontro di danni all’agricoltura (pare poche centinaia di euro di indennizzi richiesti in vent’anni).

Nulla di nulla, solo la voglia di farli fuori perché non autoctoni, sostenuta da parte di vari docenti universitari esperti in tema di gestione faunistica.

Il piano di prelievo del muflone per la stagione 2022-2023 della Regione Toscana (deliberazione Giunta regionale Toscana n. 813 del 18 luglio 2022) ne prevede la caccia sull’Isola del Giglio con “unico periodo di prelievo su tutte le classi e sessi dal 1° ottobre 2022 al 15 marzo 2023”.

D’altro canto, sono più di 20 mila i firmatari della petizione per fermare l’abbattimento dei Mufloni sull’Isola del Giglio e il recente studio scientifico Isole come capsule del tempo per la conservazione della diversità genetica: il caso del muflone ​​dell’isola del Giglio fa balenare l’ipotesi secondo cui “la popolazione di mufloni dell’isola del Giglio ospita diversità genetica non rilevata nel ceppo sardo”, per cui “il caso del muflone ​​del Giglio suggerisce che ogni volta che si prendono in considerazione azioni di conservazione irreversibili, dovrebbe essere adottato il principio di precauzione e dovrebbero essere attuate indagini multidisciplinari approfondite per valutare il rapporto rischio-beneficio“.

Al di là di qualsiasi altra considerazione appare piuttosto assurdo considerare pochi esemplari di Muflone quale rischio concreto per la biodiversità o le attività agricole sull’Isola del Giglio.

Isola del Giglio, proposta area faunistica del Muflone (immagine Save Giglio)

Il GrIG ha, quindi, inoltrato una nuova istanza (26 settembre 2022) finalizzata alla realizzazione dell’area faunistica del Muflone con il ripristino (un migliaio di metri di recinzione) del precedente recinto del Promontorio del Franco (presso Giglio Campese), proposta da Save Giglio.

Il GrIG ha coinvolto il Ministero della Transizione Ecologica, la Regione Toscana, l’I.S.P.R.A., l’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano, il Comune dell’Isola del Giglio, i Carabinieri Forestale proponendo un’area faunistica sul modello ben noto in tutta Europa, dal Parco nazionale della Foresta Bavarese (Lusen National Park Centre) al Parco faunistico del Monte Amiata (qui l’ampia pagina Facebook).

Con una spesa contenuta per il ripristino della recinzione, i pochi esemplari di Muflone dell’Isola del Giglio potrebbero vivere in pace senza creare alcun fantomatico problema a biodiversità e agricoltura, costituendo anche un’attrattiva di grande interesse e consentendo a un parco nazionale di fare quello che un’area naturale protetta deve fare, cioè salvaguardare ambiente e specie faunistiche.

La soluzione c’è ed è ragionevole, ma c’è la volontà?

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)


[1].   L’idea era quella di far felici i cacciatori locali, così come accaduto in tante altre parti d’Italia (Appennino, Alpi), in Germania e nel resto dell’Europa centrale, nei Balcani e, addirittura, nelle Americhe.

[2] la popolazione originaria e autoctona sardo-corsa è specie faunistica tutelata dalla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora (allegati B, D), dalla Convenzione di Berna (1979, allegato III), dalla legge n. 157/1992 e s.m.i. (artt. 2, 30) e dalla legge regionale Sardegna n. 23/1998 e s.m.i. (artt. 48, 74).

[3] Secondo la Carta delle vocazioni faunistiche della Sardegna – Aggiornamento 2012, i Mufloni in Sardegna sarebbero poco più di 7.000.

Muflone (Ovis aries musimon)

(foto Raniero Massoli Novelli, J.I., S.D., archivio GrIG)

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