Manovra, approvato il Documento di Finanza Pubblica: il governo si indebita di 29 miliardi per armi ed energia

1 week ago 91

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al Documento programmatico di finanza pubblica e alla richiesta di scostamento di bilancio. Formalizzando l’intesa tra i leader della maggioranza sull’uso parziale della clausola nazionale di salvaguardia, il governo prevede circa 29 miliardi di indebitamento aggiuntivo nel biennio 2027-2028, da ripartire in parti uguali tra difesa ed energia. Una cifra inferiore ai 36 miliardi ipotizzati in estate, prima che l’Istat confermasse un deficit 2025 al 3,1% del Pil, ma che arriva in un momento delicato: inflazione ai massimi da tre anni, rendimenti e spread in salita, debito destinato a crescere ancora.

Per ciascuno dei due anni, lo spazio aggiuntivo sarà pari allo 0,3% del Pil per la difesa e ad altrettanto per l’energia: poco più di sette miliardi annui per ogni capitolo. Sono risorse da finanziare aumentando l’indebitamento, con conseguenze sui conti pubblici che si protrarranno oltre la prossima manovra. Il compromesso riduce soprattutto la quota militare. Ad agosto il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti aveva prospettato per la difesa una disponibilità aggiuntiva complessiva dello 0,9% del Pil, circa 22 miliardi. Ora quella quota scende allo 0,6% nel biennio: quasi otto miliardi in meno, una correzione che accoglie le pressioni della Lega per contenere l’espansione delle spese militari. Il ministro della Difesa Guido Crosetto avrebbe voluto contare su risorse maggiori, ma ha preso atto della decisione. «Comprendo perfettamente le ragioni che hanno portato alla scelta», ha dichiarato, senza però escludere che quella cifra possa tornare in gioco: si augura infatti che le condizioni del prossimo anno consentano un intervento successivo al rialzo.

Anche con un’attivazione parziale, il deficit risente della spinta. Secondo il quadro programmatico, esso passerà dal 2,9% del Pil nel 2026 al 3,4% nel 2027, per scendere al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Con un’applicazione rigida delle regole europee, che non permettono ai Paesi in procedura per disavanzo eccessivo di scorporare l’extradeficit dai saldi, l’Italia uscirebbe dal braccio correttivo del Patto solo nel 2030. Da tempo, però, è aperto con Bruxelles un negoziato per un approccio più morbido. «I dati del deficit 2027 e 2028 sono sopra il 3% ma devono essere depurati dallo scostamento relativo a difesa e energia e di conseguenza se depurate dello 0,6% troverete un dato inferiore al 3% – ha dichiarato il ministro Giorgetti -. I decimali fanno la differenza e quindi l’auspicio è di aprire quello spazio».

Il contesto in cui si muove l’esecutivo è tutt’altro che sereno. A settembre l’inflazione è salita al 4,2% annuo dal 3,3% di agosto, il livello più alto da tre anni, spinta dall’energia (+22,3%), con il gas sul mercato tutelato a +47,2%, e con rincari che si estendono al carrello della spesa. Scende intanto la fiducia di famiglie e imprese. Sul fronte dei mercati, il rendimento del Btp decennale è salito al 4,67%, ai massimi dall’ottobre 2023, mentre lo spread con il Bund tedesco si è portato a 107 punti base, il livello più alto da giugno 2025. La scelta italiana si inserisce in una corsa al riarmo che in Europa non ha precedenti. Nel 2025 gli Stati UE hanno speso per la difesa 418 miliardi di euro, il 2,2% del Pil, con una crescita che dura da undici anni consecutivi e un livello mai così alto negli ultimi tre decenni. Le stime indicano 547 miliardi entro il 2029. Secondo l’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), l’Italia nel 2025 ha destinato al settore della difesa 41,10 miliardi di euro, pari al 2% del PIL. Con il +20% di spese rispetto al 2024, l’Italia è il terzo Paese del G7 per aumento di fondi destinati al riarmo, e il secondo in Europa e nell’UE.

The post Manovra, approvato il Documento di Finanza Pubblica: il governo si indebita di 29 miliardi per armi ed energia appeared first on L'INDIPENDENTE.

Read Entire Article