No, la Corte penale internazionale non ha emesso mandati di arresto contro il premier e il ministro della Difesa israeliani

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Il 21 maggio 2024 è stato pubblicato un post su Facebook in cui si afferma che la Corte penale internazionale «ha emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e del ministro della Difesa Yoav Gallant, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità».

Si tratta di un contenuto presentato in maniera fuorviante, che veicola una notizia non corretta.

Innanzitutto, la Corte penale internazionale (ICC) è un tribunale internazionale permanente con sede all’Aia, nei Paesi bassi, competente a giudicare individui che abbiano commesso crimini di rilevanza internazionale, come i crimini di genocidio, di guerra e contro l’umanità. L’ICC ha il proprio fondamento giuridico nello Statuto di Roma del 1998, entrato vigore dal 1° luglio 2002, a cui aderiscono 124 Stati.

Lo scorso 20 maggio, Karim Khan, procuratore della Corte penale internazionale (un organo indipendente della Corte) ha chiesto alla Camera preliminare del tribunale di emettere dei mandati di arresto contro il premier e il ministro della Difesa israeliani, Benyamin Netanyahu e Yoav Gallant, per «crimini di guerra e crimini contro l’umanità» nella Striscia di Gaza avvenuti a partire almeno dall’8 ottobre 2023. Il procuratore ha chiesto anche l’arresto dei leader di Hamas, Yahya Sinwar, Mohammed Deif, Ismail Haniyeh e Diab Ibrahim Al Masri per «crimini di guerra e contro l’umanità» commessi in Israele e nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco del gruppo estremista palestinese contro Israele.

La richiesta del procuratore dovrà essere valutata dai giudici della Corte penale internazionale e tre giudici istruttori dovranno dunque decidere «se ritengono che le prove raccolte siano sufficienti per emettere mandati di arresto, cosa che potrebbe richiedere settimane o mesi», spiega la BBC.

Ad esempio, il 22 febbraio 2023 il procuratore Khan aveva richiesto due mandati di arresto per crimini di guerra alla Camera preliminare della Corte penale internazionale nel contesto della guerra in Ucraina, rispettivamente per il presidente russo Vladimir Putin e per Maria Lvova-Belova, commissaria per i diritti dell’infanzia presso l’Ufficio del Presidente della Federazione russa. La decisione dei giudici di emettere i due mandati contro Putin e Belov era arrivata il 17 marzo 2023, quasi un mese dopo la richiesta del procuratore.

Quindi, l’ICC non ha ancora emesso dei mandati di arresto contro Netanyahu e Gallant, né contro i leader di Hamas citati da Karim AA Khan KC. Finora, ha spiegato un portavoce della Corte ai colleghi di Reuters, il procuratore dell’ICC ha solo richiesto l’emissione dei mandati di arresto.

Come precisa infine l’Associated Press, Israele non è tra i Paesi membri della Corte, quindi anche se i mandati di arresto venissero emessi, Netanyahu e Gallant non correrebbero alcun rischio di essere perseguiti. La possibilità di essere arrestati potrebbe invece rendere difficile per i due leader israeliani viaggiare all’estero, in particolare negli Stati membri dell’ICC, che per statuto sarebbero obbligati ad adempiere a un eventuale mandato di arresto da parte della Corte penale internazionale.

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