Ogni volta che scarichiamo una app per il meteo, per seguire gli spostamenti dei figli, l’oroscopo, un gioco, incontri, autorizziamo la geolocalizzazione, dove nell’informativa sulla privacy c’è scritto che i nostri dati saranno ceduti a terzi.
Quindi lo smarthpone indica sempre la mia posizione, che può finire nei server dei data broker, società che di mestiere raccolgono, impacchettano e rivendono i dati personali a chiunque sia disposto a pagarli.
A questo punto chi compra i dati può sapere chi sono, dove abito, dove lavoro, se vado in ospedale, che posti frequento. E ad acquistare può essere una compagnia di assicurazioni, un avvocato, uno spione o un ricattatore. in Italia questo è un reato penale, perché si tratta di dati sensibili e non cedibili, ma i data broker non stanno in Italia.
E allora tutta la burocrazia sulla privacy a cosa serve?
🖊️ Inchiesta di Milena Gabanelli e Simona Ravizza
🎥 Produzione: Melania Imerio e Roberto Fattorusso
💻 Social Media Manager: Marco Borraccino
#geolocalizzazione #dati #privacy
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2 months ago
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