[PRATO] Sciopero lavoratori TopLine, dal Macrolotto alla Confindustria cresce la protesta operaia. Sfruttamento: Gucci e Terranova responsabili

1 day ago 10

SCIOPERO E PRESIDIO ALLA #CONFINDUSTRIA DI PRATO:

“SFRUTTATI CONTO TERZI”. #GUCCI E #TERRANOVA DEVONO INTERVENIRE

PER IL RISPETTO DEI DIRITTI

Nuova giornata di sciopero dei lavoratori della #TopLine e presidio sotto il palazzo della Confindustria in via Valentini.

La drammatica situazione di sfruttamento in azienda era stata denunciata nelle scorse settimane da alcuni lavoratori davanti alle telecamere di La7 per il programma “Piazza Pulita”: turni dalle 12 alle 14 ore, paghe fissate a 4,00 € l’ora, niente ferie né malattie pagate né tredicesima.

Dopo il servizio la levata di scudi di Confindustria che, arrivando a richiedere la cancellazione del servizio dal web, parlava di “realtà marginali” ed estranee ad un “distretto sano e di eccellenza” a cui apparterrebbero invece le aziende ad essa associate.

In realtà, i lavoratori della TopLine lavorano “conto terzi” per noti marchi tra cui GUCCI e TERRANOVA, tutte società associate alla Confindustria.

Questo il motivo della protesta sotto il Palazzo dell’Industria di oggi.

Dal sindacato abbiamo già scritto ai marchi e alla Confindustria richiedendo un intervento urgente e deciso per garantire l’applicazione delle norme e del contratto nazionale per la società terzista.

Non abbiamo ricevuto risposte.

Nel frattempo, l’azienda minaccia e si prepara a “chiudere e riaprire” sotto altra ragione sociale per liberarsi della maggioranza dei lavoratori che ha deciso di aderire allo “sciopero degli straordinari” promosso dal sindacato e rivendicato le paghe previste dal CCNL.

Si tratterebbe di un film già visto e rivisto in un distretto dove appalti e subappalti costituiscono una vera e propria giungla dove scompaiono diritti e garanzie.

La situazione è di allarme dopo che l’azienda ha “asportato” già tre macchinari dagli impianti di via Ettore Strobino al Macrolotto 2.

TopLine è solo l’ultima di una serie di società di dubbia genuinità che si sono succedute nell’appalto G.D. Srl (di cui Giorgio Diddi – imprenditore pratese noto alle cronache, alla GDF e alla Procura – è l’amministratore unico), società con un pugno di dipendenti che riceve le commesse dai marchi e si serve di fornitori di manodopera: prima la FashionForFashion, poi la Cooperativa Safra oggi la TopLine.

Cambiano i nomi e le partite IVA, restano identiche le persone al comando e le condizioni di sfruttamento.

In ogni passaggio, però, a perdere il lavoro sono stati i lavoratori sgraditi.

Uno schema simile a quello che è emerso proprio oggi dall’operazione “Panamera” della GDF di Firenze e che ha portato all’arresto di quattro imprenditori che a Campi Bisenzio sfruttavano la manodopera attraverso società “usa e getta” che raccoglievano i subappalti di lavorazioni per note griffe della moda.

Con lo sciopero di oggi si richiede ai marchi e alla Confindustria di farsi garanti della continuità occupazionale e dell’applicazione del CCNL.

E’ lo stesso CCNL, per altro, che all’Art.23 dispone che: “Le parti, nel prendere atto del ricorso strutturale nell’ambito del settore Tessile Abbigliamento Moda a lavorazioni presso terzi per l’effettuazione di produzioni presenti o meno nel ciclo di lavoro delle aziende committenti, affermano che il lavoro presso terzi debba avvenire nel rispetto delle leggi e dei contratti.

In presenza di eventuali situazioni di aziende che non diano corso all’applicazione del contratto collettivo di lavoro di pertinenza e delle leggi sul lavoro, le parti esprimono il loro rifiuto di tali forme e si impegnano ad adoperarsi, nell’ambito delle proprie competenze, per il superamento di dette situazioni.

”A Confindustria e alle sue associate starebbe il dovere di “promuovere nei confronti dei casi di cui al punto precedente le iniziative più opportune al fine di pervenire alla loro regolarizzazione”, anche attivando la specifica Commissione prevista dal CCNL.

Un eventuale smantellamento “punitivo” degli impianti di via Ettore Strobino, nonché il dirottamente delle commesse presso altri impianti, sarebbe un fatto gravissimo di cui le committenze dovranno rispondere.

Siamo pronti a portare la protesta fuori ai negozi dei grandi marchi se ce ne sarà bisogno.

S.I. Cobas Prato e Firenze


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