Rinnovabili, la Basilicata amplia le zone di accelerazione

1 month ago 97

La Basilicata amplia il perimetro delle future zone di accelerazione per il fotovoltaico e i sistemi di accumulo, includendo anche ex cave, miniere abbandonate e discariche chiuse o ripristinate. 

È quanto prevede la delibera n. 473 approvata dalla Giunta regionale lo scorso 28 luglio (link in basso), che interviene sulla proposta del Piano regionale per l’individuazione delle zone di accelerazione terrestri, recependo le osservazioni emerse durante la fase preliminare della Valutazione ambientale strategica (Vas).

L’atto, chiarisce una nota della Regione, modifica la proposta di piano disponendo l’aggiornamento della documentazione ambientale. In particolare, viene dato mandato alla Direzione generale Ambiente, Energia e Tutela del territorio di integrare il Rapporto ambientale con le nuove indicazioni, nell’ambito della procedura di Vas tuttora in corso.

La novità nasce dalle osservazioni raccolte durante lo scoping, cioè la fase preliminare della Vas nella quale i soggetti competenti indicano quali aspetti ambientali debbano essere approfonditi prima dell’adozione definitiva del Piano.

Zone di accelerazione in Basilicata

Le zone di accelerazione, ricordiamo, sono individuate dalle Regioni nell’ambito dell’attuazione della direttiva Red III e del D.lgs. 190/2024, per concentrare lo sviluppo degli impianti a fonti rinnovabili in aree dove gli interventi sono autorizzati con procedure più snelle e tempi ridotti.

Il provvedimento approvato dalla Giunta sottolinea che le zone di accelerazione devono essere previste in aree “sufficientemente omogenee”, in cui la diffusione degli impianti a fonti rinnovabili “non comporti impatti ambientali significativi“, escludendo le aree protette, salvo le superfici artificiali o già edificate presenti al loro interno. 

Proprio alla luce di questo principio, la Regione ritiene che l’estensione del Piano alle cave e miniere cessate, oltre che alle discariche o ai lotti di discarica chiusi o ripristinati, sia pienamente coerente con l’impianto normativo. 

Secondo il “Report Cave 2025” di Legambiente, in Basilicata ci sono 181 cave dismesse o abbandonate che comprendono anche quelle recuperate, naturalmente o per ripristini ambientali.   

La delibera sottolinea inoltre che l’inserimento di queste categorie persegue gli obiettivi di “minimizzazione del consumo di suolo”, di “riqualificazione di aree compromesse” e di concentrazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili “su superfici già antropizzate“, in coerenza con il decreto legislativo 190/2024, con il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) e con gli indirizzi europei per l’accelerazione dello sviluppo delle rinnovabili.

Il Piano sulle zone di accelerazione rappresenta soltanto uno dei due filoni sui quali la Basilicata sta lavorando, in materia di localizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Il punto sulle aree idonee

Come abbiamo già scritto, procede infatti parallelamente il lavoro sulla legge regionale che dovrà individuare le ulteriori aree idonee rispetto a quelle già definite direttamente dall’articolo 11-bis del D.lgs. 190/2024.

Come aveva spiegato a QualEnergia.it l’assessore alla Transizione energetica, Laura Mongiello, gli uffici regionali stanno effettuando una ricognizione dettagliata degli impianti esistenti, autorizzati e in corso di autorizzazione, per individuare le superfici ancora disponibili conciliando lo sviluppo delle rinnovabili con la tutela del paesaggio, dell’agricoltura e dei beni culturali.

Proprio per accelerare almeno una parte delle autorizzazioni, la Regione aveva scelto di procedere prima con il Piano delle zone di accelerazione, rinviando a una successiva legge regionale la disciplina delle ulteriori aree idonee.

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