La Flotilla è pronta a ripartire per la Palestina. Una settimana dopo l’abbordaggio illegale in acque internazionali, la coalizione umanitaria torna a sfidare Israele, rilanciando l’obiettivo di rompere l’assedio sulla Striscia di Gaza. A ciò si aggiunge la liberazione di Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, sequestrati durante l’aggressione del 29 aprile, torturati e ora detenuti in Israele in condizioni disumane, come denunciato dai loro avvocati. Le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla sopravvissute all’intercettazione si trovano al momento nelle acque territoriali greche. In giornata saranno raggiunte da 4 barche della Freedom Flotilla, che a loro volta hanno vissuto ore concitate tra lunedì e martedì, quando, appena superate le acque italiane, sono state avvicinate da navi militari non meglio identificate. Tutte le imbarcazioni veleggeranno domani verso la Turchia, dove ad attenderle ci sarà un’altra dozzina di imbarcazioni, pronte a riprendere il cammino verso la Striscia di Gaza.
A una settimana dall’abbordaggio israeliano che ha distrutto 22 barche della Global Sumud Flotilla, sequestrando e torturando per ore i 180 attivisti a bordo, la missione umanitaria ha deciso di riprendere il suo viaggio verso la Striscia di Gaza. Lo farà per rompere l’assedio israeliano e ottenere la liberazione di Thiago Ávila e Saif Abu Keshek che dopo l’assalto, a differenza degli altri attivisti, sono stati trasportati in Israele in un carcere di massima sicurezza. I due sono in isolamento, in celle con illuminazione continua e dunque privati del sonno. Entrambi denunciano, attraverso gli avvocati, violenze fisiche e psicologiche, a cui hanno risposto con lo sciopero della fame.
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sull’abbordaggio della Flotilla per sequestro di persona; nelle stesse ore il tribunale israeliano di Ashkelon accoglieva la richiesta della polizia di prorogare di sei giorni, fino a domenica, la detenzione dei due attivisti. In questo lasso di tempo le autorità israeliane cercheranno di formulare un’accusa che al momento latita. I magistrati si sono limitati ad elencare una serie di presunti reati, tra cui assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con un agente straniero, appartenenza e fornitura di servizi a un’organizzazione terroristica e trasferimento di beni per conto di un’organizzazione terroristica. Se tale accusa venisse formalizzata, si ventilerebbe l’ipotesi di diversi anni di carcere. Alla luce della nuova legge approvata in Israele, Saif Abu Keshek, spagnolo di origini palestinesi, potrebbe rischiare persino la pena di morte.
Posizione attuale della Flotilla diretta a Gaza (Freedom Flotilla Tracker).4 imbarcazioni della Freedom Flotilla stanno navigando in acque greche per raggiungere la Global Sumud Flotilla, nella parte orientale dell’isola di Creta. Domani inizierà il viaggio congiunto verso la Turchia, quasi interamente in acque nazionali. Secondo gli organizzatori, ciò dovrebbe rappresentare una sufficiente garanzia di sicurezza verso nuovi assalti israeliani, anche se l’attenzione resta alta. Nella notte a cavallo tra lunedì e martedì, al largo di Siracusa e appena varcate le acque internazionali, le 4 imbarcazioni della Freedom Flotilla sono state infatti avvicinate da alcune navi militari che si sono poi allontanate senza tentare alcuna operazione. Gli attivisti non sono riusciti a intercettare la nazionalità delle navi, ma il ricordo dell’aggressione del 29 aprile scorso resta vivo.
Sulle coste anatoliche, la missione umanitaria troverà ad attenderla un’altra dozzina di imbarcazioni. A quel punto la direzione sarà la Striscia di Gaza, dove tra bombardamenti, epidemie e ingressi contingentati dei beni umanitari, il genocidio del popolo palestinese continua. Di recente le autorità israeliane hanno istituito una nuova “linea arancione”, formalizzando un controllo illegale ai sensi del diritto internazionale sui due terzi della Striscia. In parallelo continua l’assedio della Cisgiordania: nell’ultimo mese si sono registrate 1630 aggressioni ai palestinesi da parte di coloni e soldati israeliani.
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