SPLAI libera tutti: la rete italiana degli spazi liberi dall’occupazione israeliana

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Sempre più consumatori abbracciano strategie di boicottaggio dei prodotti israeliani e di aziende implicate nel sistema di apartheid israeliano, come forma concreta di solidarietà al popolo palestinese. Oltre a queste scelte, che ognuno può effettuare nella propria quotidianità, si può amplificare l’effetto delle strategie di boicottaggio rendendo collettiva un’azione altrimenti privata. A renderlo possibile è la campagna SPLAI, Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana, promossa da BDS Italia, il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni a guida palestinese.

Il 5 giugno 1967 si compiva la Naksa, in arabo sconfitta, con cui Israele imponeva l’occupazione militare della Cisgiordania e di Gaza. A commemorazione di questa data, il 5 giugno 2019, BDS Italia lanciava la campagna SPLAI, che ha al centro la lotta contro l’apartheid israeliana di ieri e di oggi. L’iniziativa fa parte della campagna internazionale Apartheid Free Zones a cui aderiscono anche Belgio, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, Cile, Marocco e molti altri Paesi. Si rivolge a esercenti commerciali, movimenti sociali, associazioni, istituzioni e a qualsiasi tipo di spazio fisico o virtuale (ma non a privati cittadini), chiedendo loro di dichiararsi «liberi dall’apartheid israeliana». Questa dichiarazione non è soltanto simbolica, ma soprattutto concreta. Agli spazi aderenti viene infatti richiesto un duplice impegno.

Da una parte, non acquistare o vendere prodotti di imprese implicate nelle violazioni dei diritti delle persone palestinesi. In quanto campagna BDS, il boicottaggio proposto è mirato: si rivolge cioè a obiettivi strategici definiti dal movimento. Ad esempio, si chiede il boicottaggio di prodotti alimentari importati da Israele, di prodotti tecnologici come HP e Dell, e di bibite come Coca-Cola. Gli spazi sono invitati, una volta terminate le scorte, a non rinnovare gli acquisti, spiegando ai clienti le ragioni delle proprie scelte.

Dall’altra, viene richiesto di non ospitare eventi culturali, accademici e sportivi sponsorizzati dal governo israeliano o che ne coinvolgano i suoi rappresentanti ufficiali. In questo senso, gli SPLAI fanno riferimento alla Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI), che si oppone all’utilizzo della cultura da parte di Israele come forma di propaganda del proprio regime di apartheid, occupazione militare e genocidio. Il boicottaggio culturale, come ogni altra forma di boicottaggio promossa dal BDS, mira infatti a smantellare il sistema che, nella sua interezza, permette l’oppressione del popolo palestinese. Specifiche linee guida PACBI vengono fornite per il boicottaggio dei prodotti cinematografici complici del regime israeliano.

Un altro obiettivo della campagna SPLAI è promuovere la formazione di una rete di realtà solidali, che possano farsi megafono delle voci palestinesi, delle campagne di boicottaggio BDS e, in generale, della lotta a ogni forma di discriminazione razziale, politica, religiosa. Al momento, più di 600 realtà sul territorio italiano si dichiarano SPLAI. Tra queste, 12 organizzazioni sindacali (USB, Cobas, Fiom-CGIL, SiCobas), associazioni sportive, attività commerciali e spazi culturali e sociali. Di questi ultimi, sono 9 le sezioni ANPI e 54 i circoli ARCI che hanno aderito, nonché ARCI nazionale.

Il valore della campagna SPLAI non riguarda solo le realtà aderenti, ma anche tutte le persone che desiderano compiere scelte di consumo più consapevoli nella vita quotidiana. Scegliere la rete SPLAI per fare acquisti, trascorrere il proprio tempo libero o organizzare un viaggio è una scelta concreta di solidarietà, che mette in primo piano la lotta per la liberazione della Palestina nelle scelte quotidiane, e rafforza il senso di appartenenza a una comunità di persone che credono e lottano per una causa comune.

A motivare con entusiasmo la propria adesione alla campagna sono i volontari del circolo ARCI di Brentonico “Ugo Winkler”, in Trentino: «Come circolo ARCI di Brentonico abbiamo aderito alla campagna SPLAI dopo aver letto l’appello di ARCI nazionale contro l’apartheid», spiegano, «sia perché ci è sembrata una proposta giusta e concreta, sia per approfondire meglio il tema e i motivi del boicottaggio. Da tempo, tra le varie iniziative che promuoviamo, organizziamo incontri per parlare di quello che accade a Gaza. Ci servivano elementi utili per rispondere alle domande dei nostri soci e delle persone che partecipano alle serate, che spesso chiedono in che modo possano attivarsi concretamente per far sentire la propria voce».

Il circolo illustra inoltre come la partecipazione alla campagna contribuisca alla lotta per l’autodeterminazione palestinese: «Abbiamo messo in pratica l’adesione come spazio SPLAI munendoci di materiale informativo e libri, e informandoci per poter parlare del movimento BDS durante gli incontri pubblici che organizziamo per parlare di Gaza». 

Oltre all’attività di informazione, si evidenzia la necessità di creare sinergie nel tessuto territoriale: «Abbiamo contribuito in rete con altre realtà trentine a creare il gruppo BDS Trentino». E di fare boicottaggio: «Non utilizzavamo prodotti né servizi oggetti di campagne di boicottaggio già prima di aderire, ma porremo maggiore attenzione anche nell’organizzazione di iniziative realizzate in rete con altre realtà». Alla domanda perché diventare SPLAI, i volontari dell’ARCI trentino spiegano: «Consigliamo ad altri spazi di diventare SPLAI perché possono entrare in una rete che promuove giustizia e attenzione. La domanda dovrebbe essere posta al contrario: perché non aderire? Chiunque non sia favorevole allo sterminio e alle torture inflitte a una popolazione dovrebbe farlo». 

Da nord a sud, la solidarietà con la Palestina attraversa tutta l’Italia. Un esempio è l’impegno di Nives Monda, proprietaria della Taverna Santa Chiara a Napoli, che nel maggio 2025 è stata al centro dell’attenzione mediatica per un diverbio con due turisti israeliani ospiti nel suo locale che la accusavano di antisemitismo per il fatto di sostenere la causa del popolo palestinese, vittima del genocidio in corso. Già allora la Taverna Santa Chiara era spazio SPLAI. All’episodio è seguito un picco di adesioni alla campagna. 

Ed è proprio Nives a raccontare cosa rappresenta per lei: «Lo SPLAI è un luogo di propagazione straordinario per tutte le campagne di BDS. Le persone vengono messe infatti a conoscenza delle attività di boicottaggio mentre vengono a consumare una cena o acquistare un prodotto e si sentono parte di un progetto. L’esempio stesso, inoltre, può servire ad altre attività commerciali che prendono spunto». E anche: «Lo SPLAI è un presidio, un avamposto nella difesa dei diritti umani e di quelli della popolazione palestinese in particolare. Vi si possono poi incrociare tante cause umanitarie». Rassicura anche chi teme ripercussioni dovute al DDL sull’antisemitismo attualmente in discussione al Senato, richiamando il principio fondante di BDS di opporsi attivamente alla discriminazione e al genocidio del popolo palestinese: nella scelta dei target del boicottaggio si mira a contrastare la complicità, non la loro identità. 

Seguire l’esempio dell’ARCI di Brentonico, della Taverna Santa Chiara di Napoli, delle oltre 600 realtà italiane e dei migliaia di spazi nel resto del mondo che hanno aderito alla campagna è semplice. È sufficiente compilare un form online e seguire le indicazioni e le linee guida che il movimento BDS fornisce in seguito. In pochi passaggi si entra così a far parte di una rete nazionale e internazionale in continua crescita che esprime quotidianamente solidarietà al popolo palestinese con gli strumenti dell’informazione, della sensibilizzazione e, soprattutto, del boicottaggio.

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