[STATIUNITI] Sciopero di 50.000 precari all’università della California

1 month ago 1447

Riceviamo e pubblichiamo dalla redazione dei compagni del Pungolo Rosso questo contributo, già disponibile sul loro sito (vedi qui):

Sciopero di 50.000 precari all’università della California

– Sonali Kolhatkar

A differenza di coloro per i quali l’Amerika è CIA, Pentagono, Pfizer, Amazon e Tesla, e tutto il resto è nulla (oh, dimenticavamo l’onnipotente Soros, chiediamo scusa), noi che non trascuriamo un solo momento i misfatti di queste potenti istituzioni altamente umanitarie, consideriamo invece gli Stati Uniti d’America una società, una società divisa in classi, sempre più polarizzata, e nella quale – per ragioni profonde riassumibili nel declino del dominio amerikano nel mondo – la lotta di classe ed anche quelle di “razza” e di genere sono destinate ad acutizzarsi, quale che sia il partito al potere. L’ultimo segnale di lotta di classe viene dalle decine di migliaia di lavoratori/lavoratrici “accademici” dell’Università della California protagonisti di uno “sciopero storico” contro la pesante perdita di potere d’acquisto dei loro stipendi / salari. Non si tratta certo di un settore centrale del proletariato nord-americano, e neppure li si può considerare appartenenti al proletariato. Eppure… leggete questo breve report e arrivate fin dove si dice: come i lavoratori della UC siano stati ispirati dalle azioni dei lavoratori di Starbucks negli Stati Uniti, così come da altre aziende e lavoratori in tutto il mondoInteressante, no? Del resto le università di tutto il mondo sono sempre più delle aziende e applicano criteri integralmente capitalistici non solo ai propri dipendenti che svolgono lavoro amministrativo, di manutenzione degli edifici o del parco macchine, di pulizia, etc.,. ma anche a quelli che svolgono attività di ricerca e di insegnamento. (Red.)

L’Università della California si ferma a causa dello sciopero dei lavoratori accademici

Quasi 50.000 lavoratori accademici dell’Università della California (UC) hanno lanciato uno sciopero storico il 14 novembre dopo il fallimento delle trattative contrattuali con il loro datore di lavoro. Studiosi post-dottorato, ricercatori, tirocinanti, borsisti, assistenti, lettori e tutor, che provengono da dieci campus dell’UC in tutto lo stato e sono sindacalizzati con United Auto Workers, hanno lasciato il lavoro.

Tali lavoratori non sono tradizionalmente associati ad azioni sindacali militanti, perché, storicamente, il lavoro intellettuale è ben ricompensato negli Stati Uniti. Tuttavia, con l’adozione in maniera sempre crescente da parte delle università di modelli operativi aziendali, ha preso piede nel mondo accademico un modello retributivo analogo a quello di altri settori, con i dirigenti amministrativi che guadagnano bei soldoni mentre i lavoratori di base hanno visto i loro salari contrarsi rispetto all’inflazione. In cima alla lista delle richieste dei lavoratori c’è una migliore paga, legata al costo della vita, e in particolare al costo degli alloggi.

Per i lavoratori, afferma Joyce Chan, studiosa post-dottorato in neuroscienze presso l’UC San Diego, «quello che l’UC sta proponendo in termini di […] piccoli aumenti percentuali dello stipendio annuo, si traduce essenzialmente in una perdita netta». Chan, che fa parte del team di contrattazione per UAW 5810, si riferisce al fatto che la California è uno degli stati più costosi in cui vivere. Dice: «le nostre proposte non sono solo realistiche, ma riteniamo che siano necessarie».

Negoziati

La posizione contrattuale dell’università può essere sintetizzata al massimo nell’aspettativa che il nucleo principale dei lavoratori accademici debba semplicemente accettare una vita di stenti. Il rettore dell’UC Michael Brown, in una lettera in risposta alla richiesta del sindacato, ha scritto: «Legare in maniera diretta il salario ai costi dell’alloggio […] potrebbe avere un impatto finanziario devastante sull’Università”.

Ma Chan ribatte che «dal 30 all’80 percento del nostro reddito copre esclusivamente i costi dell’affitto». In effetti, Brown non ha contestato il fatto che l’affitto pesi troppo sulla busta paga dei dottorandi. Ha solo ribattuto che sarebbe stato troppo difficile per l’università fare qualcosa al riguardo. In altre parole, se i lavoratori non possono tenere testa al costo della vita, questo è un problema loro.

Secondo FairUCNow.org, un sito web creato dai sindacati UAW coinvolti nelle trattative contrattuali dell’UC, i lavoratori accademici «svolgono la maggior parte dell’insegnamento e della ricerca all’UC, ma l’UC si rifiuta di offrire una quota equa delle borse di studio da record e dei finanziamenti statali che il nostro lavoro si porta dietro».

Chan sottolinea che «le nostre condizioni di lavoro sono le condizioni di apprendimento dei nostri studenti» – una logica che somiglia a quella adottata dagli insegnanti sindacalizzati delle scuole pubbliche K-12 – aggiungendo inoltre che «se l’UC soddisfacesse le nostre richieste di equo compenso, saremmo molto più in grado di concentrarci sull’insegnamento, sulla ricerca, su tutto ciò che rende grande l’Università della California».

Brittany Drake, dottoranda presso l’UCLA, ha twittato a sostegno dello sciopero, scrivendo: «Non dubito che la ricerca, la carriera e la salute di molti brillanti studenti siano compromesse a causa del peso dello stress finanziario, e spero che ricevano il supporto che meritano, anziché ammonimento». Drake sottolinea come, durante i suoi primi due anni di scuola di specializzazione, abbia dormito sui divani degli amici, nel suo ufficio e persino nella sua macchina. Gli amministratori dell’università l’hanno “ammonita” per aver passato le notti nel suo ufficio, ma, ha detto, «nessuno mi ha chiesto se stessi bene o avessi bisogno di aiuto».

Sciopero per una migliore retribuzione e migliori condizioni di lavoro

I membri del sindacato affermano che l’università può senz’altro permettersi di pagare di più i suoi lavoratori accademici. «Trattandosi del più grande datore di lavoro [pubblico] della California, l’UC è dotata di un budget annuale di 46 miliardi di dollari», afferma Chan, aggiungendo che «le proposte [degli UAW] per i lavoratori laureati finirebbero per essere meno del 3% del budget dell’UC». Il fatto che i lavoratori accademici non possano permettersi con i propri stipendi di pagare l’affitto equivale a pagare UC per lavorare, invece del contrario. In altre parole, è lavoro rubato.

«Abbiamo il diritto di chiedere una migliore retribuzione e migliori condizioni di lavoro, e anche di poter presentare istanze e di essere ascoltati», afferma Chan. «Siamo uniti e siamo pronti a inchiodarli alle loro responsabilità».

Oltre a inviare un messaggio all’università rispetto al fatto che i lavoratori chiedono di meglio rispetto a quanto viene loro offerto, lo sciopero sta anche mettendo al corrente l’intera comunità universitaria sulla difficile e annosa situazione di dottorandi e studenti post-dottorato. La vista di migliaia di membri della UAW che si radunano e picchettano i campus della UC ha ispirato la solidarietà dei membri della facoltà che fanno affidamento sul lavoro dei loro ricercatori e assistenti didattici. James Vernon, presidente della Berkeley Faculty Association, si è rivolto a un picchetto della UAW nel campus della UC Berkeley, dicendo: «Il sistema non funziona, e voi contribuirete nell’opera della sua ristrutturazione. Noi siamo qui in qualità di docenti per sostenervi in questo sforzo».

I ricercatori e i lavoratori accademici della UC sono responsabili della produzione e diffusione di una lavoro intellettuale di importanza critica non solo in California, ma anche negli Stati Uniti e nel mondo. «I nostri studenti di scienze, diventano dottori, diventano ingegneri; contribuiscono alle infrastrutture e anche alla medicina», afferma Chan. «Penso che non si possa sottovalutare quanto sia importante la ricerca dell’università nella mobilità sociale, nel migliorare il futuro delle persone, e anche nelle arti, nel creare lavoro che commuova le persone».

Lo sciopero dell’UC fa anche parte di una più ampia tendenza di azioni sindacali a livello nazionale. Nella stessa settimana in cui è iniziato lo sciopero, i lavoratori di Starbucks in più di 100 negozi che hanno votato per aderire al sindacato hanno tenuto uno sciopero di un giorno per protestare contro il rifiuto della loro impresa di avviare anche le più blande forme di trattativa. Gli autisti UPS, che si stanno preparando per uno sciopero potenzialmente importante il prossimo anno, sono stati informati dal loro sindacato, i Teamsters, che possono mostrare solidarietà ai lavoratori in sciopero dell’UC rifiutandosi di attraversare il picchetto per consegnare i pacchi.

«Nel caso di molti lavoratori accademici dell’UC, siamo testimoni di questo modello di oltraggi e salari ingiusti, di contratti iniqui, come una sorta di tema universale, non solo negli Stati Uniti ma anche in tutto il mondo», afferma Chan, che menziona come i lavoratori della UC siano stati ispirati dalle azioni dei lavoratori di Starbucks negli Stati Uniti, così come da altre aziende e lavoratori in tutto il mondo.

«Non tutti i momenti di insegnamento avvengono in una classe», afferma Chan. «A volte si deve combattere per sé stessi».

Questo articolo è stato prodotto da Economy for All, un progetto dell’Independent Media Institute.

Sonali Kolhatkar è la fondatrice, conduttrice e produttrice esecutiva di “Rising Up With Sonali“, un programma televisivo e radiofonico trasmesso dalle stazioni Free Speech TV e Pacifica. Il suo libro di prossima uscita s’intitola Rising Up: The Power of Narrative in Pursuing Racial Justice (City Lights Books, 2023).

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