Un codice di rete a prova di rinnovabili. La proposta europea

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La Commissione europea ha aperto l’8 luglio, fino al prossimo 25 agosto, la consultazione sulla proposta di regolamento delegato volta ad aggiornare il codice di rete per la connessione al sistema elettrico dei nuovi impianti di generazione.

Il provvedimento intende modificare il regolamento Ue 2016/631.

Dopo dieci anni, infatti, l’espansione delle rinnovabili, il ruolo sempre più rilevante dei sistemi di accumulo e dei veicoli elettrici, senza dimenticare lo sviluppo della generazione distribuita (piccoli impianti FV su tetti e coperture), “rendono necessario un aggiornamento” del codice di rete, si legge nel primo “considerando” che precede il testo normativo.

Gli obiettivi della revisione e le sue ricadute pratiche sono molteplici: garantire la sicurezza del sistema, facilitare l’integrazione del mercato elettrico e assicurare condizioni di parità per i produttori di apparecchiature. Si terrà anche conto delle raccomandazioni formulate in seguito al blackout verificatosi in Spagna e Portogallo nell’aprile 2025, al fine di aumentare la capacità della rete di gestire quote crescenti di elettricità prodotta da fonti rinnovabili.

Si ritiene pertanto “essenziale estendere l’ambito di applicazione” del regolamento 2016/631 alle nuove tecnologie e armonizzare, per quanto possibile, i requisiti tecnici di connessione dei diversi dispositivi.

Particolare attenzione è rivolta ai sistemi di accumulo, a causa delle loro caratteristiche (possono sia prelevare elettricità dalla rete sia immetterla nella stessa).

La proposta di regolamento include nuove norme per la connessione alla rete dei veicoli elettrici con tecnologia V2G (Vehicle-to-Grid) e delle relative apparecchiature di ricarica. Il V2G, ricordiamo, è la tecnologia che consente lo scambio bidirezionale di energia elettrica tra il veicolo e la rete; di conseguenza, la batteria può sia ricaricarsi sia cedere elettricità, ad esempio per contribuire ai servizi di frequenza e bilanciamento.

Altro aspetto da valutare, si legge nei considerando, è il crescente impatto della generazione di energia su piccola scala, come il fotovoltaico su tetto, le batterie domestiche e i dispositivi per la ricarica delle auto elettriche.

Pertanto, il regolamento dovrebbe includere alcuni requisiti aggiuntivi per i moduli di generazione di energia appartenenti alla categoria A (quelli di minori dimensioni), precedentemente limitati a categorie superiori, come la B o la C.

Ciò include “funzioni critiche di supporto al sistema, come resistenza ai guasti, resistenza alle sovratensioni, controllo della tensione e risposta in frequenza, ora essenziali anche per le unità di minore capacità a causa del loro effetto cumulativo sulla stabilità della rete”.

La Commissione osserva inoltre che la diffusione della generazione elettrica basata su convertitori (eolico, fotovoltaico, sistemi di accumulo) ha ridotto l’inerzia del sistema, aumentando i rischi per la stabilità di frequenza e tensione.

Per affrontare questo problema, è necessario introdurre requisiti grid-forming da applicare agli inverter, che consentano “di emulare le proprietà stabilizzanti dei generatori sincroni convenzionali, tra cui l’inerzia sintetica” e il rilevamento rapido della corrente di guasto.

Inoltre, data la proliferazione di prodotti destinati al mercato di massa, tra cui pannelli fotovoltaici, batterie e wallbox, “è necessario un approccio armonizzato e centralizzato per ridurre gli oneri amministrativi e agevolare gli scambi transfrontalieri, mantenendo al contempo la sicurezza del sistema”.

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